IL MIO VIAGGIO IN ISLANDA - EPISODIO 12 : L'ISLANDA ESISTE


 

14 Agosto 2018


L'utimo giorno della nostra avventura in Islanda fu un mix di stupore e smarrimento, Sole e pioggia,  relax e fatica, gioia e malinconia.

In pratica, tutto il nostro viaggio concentrato in  24 ore.

Il risveglio non fu tanto diverso da tutti gli altri inizi di giornata.
In piedi intorno alle 9, con un' abbondante colazione, grazie alla fornitissima cucina della fattoria in cui eravamo ospiti. Una bella doccia calda, e fuori un clima che si preannunciava imprevedibile, con un cielo velato, una leggera brezza e una pioggerellina che andava e veniva.
Niente di strano insomma, niente di eclatante.
Se non fosse che in cuor nostro sapevamo che era l'ultimo giorno. Le ultime 24 ore prima del rientro a casa, prima del ritorno alla "realtà",  percepita così lontana durante quei dieci giorni, senza alcuna fatica nè troppa nostalgia.

Soprattutto Manu, che da una settimana era rimasta senza cellulare, perso (probabilmente) in un parcheggio poco prima di partire alla volta di Landmannalaugar  (vedi l'episodio su Landmannalaugar qui).
Un viaggio totalizzante per lei, anacronistico, senza quasi alcun contatto con l'Italia, se non tramite me.
Fuori dal mondo, ma in realtà dentro il mondo, molto più di me. Tra natura e meraviglie.
Ed io al suo fianco, cercando di immergermi il più possibile come lei nell'isola, senza troppi filtri.
Anche durante quell' ultimo giorno.

Iniziò a piovere, anche parecchio.
Ma il clima ormai non era più un problema, era diventato solo un dettaglio, passato ormai ampiamente in secondo piano. Un po' per abitudine, un po' per necessità. E chi è stato in Islanda sa a cosa mi riferisco.
"Dove si va stamattina?Proviamo a girovagare un po' senza meta nei dintorni o ci avviamo spediti verso la capitale?" fece Manu, mentre preparava con la solita cura i panini per il pranzo.
"Sto leggendo un articolo interessante, in cui si parla di una colonia di foche che, se la mia mappa non mente, dovrebbe trovarsi ad appena cinque chilometri da qui! Si va?", feci io a Manu mentre leggevo sul mio smartphone.
Ovviamente la risposta fu si, sopratutto dopo che anche la nostra padrona di casa ci confermò l'esistenza di questa colonia, e ci consigliò vivamente di farci un salto, data l'estrema vicinanza.
Tempo di caricare la nostra roba in macchina e salutati calorosamente la gentile signora e i suoi figli, in dieci minuti netti di guida eravamo già giunti a destinazione.

fullsizeoutput_2fdjpeg
la spiaggia  Ytri Tunga ( penisola di Snaefellsnes)

Una spiaggia isolata, ma facile da raggiungere.
Parcheggiammo alla fine della strada asfaltata e ci avventurammo lungo un piccolo sentiero che conduceva in riva al mare, distante qualche centinaio di metri.
La calma e il silenzio regnavano sovrani, caratteristiche ormai a noi familiari da diversi giorni.
Fin quando non udimmo in lontananza degli strani versi, simili a dei lamenti di cani...ma non erano cani, bensì proprio le foche che stavamo cercando!

fullsizeoutput_305jpeg

Ne vidi una adagiata su uno scoglio, sebbene fosse perfettamente mimetizzata tra i colori della natura circostante. Poi un'altra subito di fianco, entrambe ferme e spaparanzate. E poi ecco una terza sbucare con la testa dall'acqua.
In realtà erano molte di più, ne contai alla fine una ventina! Dato il loro pigmento grigiastro e il loro stare spesso immobili, si mimetizzavano molto tra gli scogli, complici anche il cielo plumbeo e la pioggia che non aiutavano di certo a distinguerle.

fullsizeoutput_308jpeg

Ogni tanto qualcuna si muoveva e tentava un tuffo, o delle semplici attraversate da uno scoglio ad un altro. Troppo carine e buffe.
Mi appollaiai su uno scoglio, a poca distanza da un bel gruppo nutrito, e credo di aver trascorso almeno venti minuti solo a scattare foto.
Sembrava si fossero messe in posa  su quella spiaggia per me, non si poteva non approfittarne!
Ero talmente preso e soddisfatto, che non mi accorsi che nel frattempo la pioggia era decisamente aumentata e che il mio impermeabile (santo subito, uno dei miei migliori acquisti dell'ultimo decennio) era completamente bagnato.
"Oook forse è il caso di andare Sà, che dici?" fece Manu, rimasta una decina di metri dietro di me.

La spiaggia in questione si chiama Ytri Tunga e merita assolutamente una piccola sosta se si è di passaggio lungo la penisola di Snaefellsnes.

Divertiti dopo questo breve e simpatico incontro, ripartimmo a bordo della nostra fedele Panda, la cui targa, sebbene  barcollante fin dal primo giorno, continuava a resistere egregiamente.
Ci lasciammo alle spalle la penisola, diretti verso Sud.
Reykjavik era distante un centinaio di chilometri soltanto : il cerchio si stava per chiudere, inesorabilmente.
Ma non era ancora giunto il momento di rientrare nella capitale. Avevamo ancora da scoprire un luogo magico, l'ennesimo di quell'isola delle meraviglie. 

fullsizeoutput_2fbjpeg
il percorso dell'ultima nostra tappa in Islanda

Sto parlando del fiordo Hvalfjordur e soprattutto della cascata Glymur (B), che con i suoi 198 metri di salto, è la cascata più alta di tutta l'Islanda.
La più alta ma anche una delle più snobbate, molto spesso esclusa dai classici itinerari turistici, per almeno due motivi.
Il primo è strettamente logistico. Il fiordo è considerato spesso un luogo di passaggio da molti viaggiatori, proprio perchè a metà strada tra Reykjavik e la più nota penisola di Sneafellsnes, e neanche troppo distante dal famoso Circolo D'oro, la meta turistica per eccellenza.
Inoltre, la presenza di un tunnel sottomarino, permette di bypassare completamente il fiordo, che viene perciò spesso dimenticato o tralasciato.
Il secondo motivo è rappresentato dal non facile e per niente banale trekking per raggiungere la cascata.
Il percorso non è particolarmente lungo (dura circa un'ora) ma è abbastanza tortuoso e non accessibile a tutti.
In particolare prevede l'attraversamento di un torrente tramite un tronco di albero adagiato sul fondale, non propriamente stabile, e con il sostegno di una semplice fune alla quale aggrapparsi, per cercare di non terminare l'escursione anzitempo in acqua.
Ovviamente noi eravamo, neanche a dirlo, completamente ignari di tutti questi dettagli riguardanti il sentiero che conduceva alla cascata!
Ma l'idea di esplorare un luogo poco battuto dai turisti era per noi troppo allettante.
Concludere il nostro viaggio con un trekking un po' wild e immersi nella natura non poteva che essere a nostro avviso la scelta migliore.

E fu una scelta azzeccatissima infatti.

fullsizeoutput_30ajpeg

A partire dalla strada intorno al fiordo : meravigliosa.

fullsizeoutput_30cjpeg


Un' aria freschissima e una vegetazione rigogliosa ci accolsero fin dai primi passi, dopo aver lasciato l'auto nel solito parcheggio alla fine della strada asfaltata.


fullsizeoutput_323jpeg

Fummo graziati anche dal clima. Nonostante il cielo grigio, smise di piovere durante quelle due-tre orette di trekking. Davvero fortunati.


  
fullsizeoutput_325jpeg

Ci ritrovammo a percorrere un sentiero magnifico, attraversando boschi e perfino piccole grotte, immersi nella natura. 

fullsizeoutput_32ajpeg  
E fu cosi che, camminando camminando, io, Manu e qualche altro escursionista capitato li un po' per caso come noi, arrivammo sulla sponda del fiume. Il famoso fiume da attraversare.

fullsizeoutput_332jpeg   
Quel tronco inizialmente ci spiazzò, non ce l'aspettavamo proprio! Poi però ci venne da ridere e confesso che ci divertimmo un casino.
Dopo qualche tentennamento iniziale, una volta individuati i punti dove poggiare i piedi, riuscimmo a superare indenni il torrente, tra varie risate e un po di sana adrenalina.

fullsizeoutput_331jpeg

Feci un video di tutta la traversata di Manu mentre io la incito a superare la "prova".
A distanza di tempo sorrido ogni volta che lo riguardo, allegro come quando ero sulla sponda di quel fiume.

fullsizeoutput_335jpeg

Un ricordo puro e divertente, quindi stupendo.

 Ma le difficoltà non erano di certo finite! Superato indenni il fiume,  dovemmo affrontare una scalata parecchio ripida ed impegnativa. Fondamentali per noi fu la presenza di alcuni cavi ai quali aggrapparci.

fullsizeoutput_315jpeg

Le foto rendono solo parzialmente l'idea della ripidità della salita. Nello scatto seguente è possibile percepire l'altezza finale raggiunta a fine scalata (lo sperone di roccia in alto a destra).

fullsizeoutput_313jpeg
Glymur

Un percorso non facile, ma non impossibile e decisamente coinvolgente, per raggiungere, dopo circa un'ora di cammino, il punto più alto, da dove ammirare la cascata e tutta la strepitosa vallata.


fullsizeoutput_32ejpeg  
  Uno spettacolo mozzafiato...o quantomeno per chi non soffre troppo di vertigini!
  
fullsizeoutput_31fjpeg

Arrivati in cima, non potevamo non concludere con un bel cicchetto di limoncello, liquore che ci accompagnò durante tutte le nostre esplorazioni islandesi.
Questa era ahimè l'ultima,  il gran finale, che doveva essere quindi festeggiato al meglio.
Sebbene con un po' di malinconia, sorseggiai lentamente e con gusto la nostra amata bevanda bionda, rilassato dopo tanta fatica, di fronte al paesaggio. Felice e soddisfatto. 

  
fullsizeoutput_31cjpeg
io e Manu al termine dell'escursione
   
La discesa fu altrettanto impegnativa, ma conoscendo già a grandi linee il percorso fu più rapida e meno complicata. Anche l'attraversamento del fiume.
Non dico che fu un gioco da ragazzi, ma ci risultò molto più agevole.

fullsizeoutput_32cjpeg

fullsizeoutput_320jpeg   
Raggiunto il parcheggio e dopo un piccolo spuntino, ci rimettemmo alla guida.
Questa volta era davvero arrivato il momento di rientrare a Reykjavik.

Il tour intorno all'isola si era definitivamente concluso.

Tuttavia sostammo nella capitale solo un paio di ore, dalle cinque alle sette circa, e ne approfittammo per acquistare qualche piccolo regalino da riportare a casa.

fullsizeoutput_339jpeg

Comprai delle simpatiche calzette con disegnati dei puffins per i miei nipoti, la mia immancabile calamita, e ci godemmo per l'ultima volta il centro colorato e simpatico della città, quel giorno pieno di persone e più variopinto del solito.

fullsizeoutput_110jpeg

Due giorni prima si era svolto il pride, e tutte le strade e le vetrine erano piene zeppe di arcobaleni.

fullsizeoutput_338jpeg

Ci fermammo a prendere un caffè  in un bar  lungo la Laugavegur, il corso principale.
Stanchi ma felici.

fullsizeoutput_336jpeg

L'ultima notte la passammo in una piccola camera all'interno di un semplice ma efficiente appartamentino presso Sandgerði, un piccolo villaggio situato a meno di otto chilometri dall'aeroporto di Keflavik, dato che il nostro volo per Londra era previsto alle 9 del mattino seguente.


15 Agosto 2018 


Ferragosto.

Ricordo che pioveva a dirotto quel mattino, e c'era tanto vento.
Il termometro segnava 8 gradi.
Il mio zaino era pieno e le mie gambe pesanti.
La mia testa, stanca e ancora assonnata, era strabordante di pensieri, immagini, suoni, ricordi.
L'aereo decollò, e con lui la mia voglia di viaggiare, sempre più grande e inarrestabile.

Un viaggio che non dimenticherò facilmente.
Un on the road intenso, pieno di imprevisti.
Un cellulare perso, una visita in polizia, strade sbagliate e improponibili.
Dispersi nel nulla e più volte a secco di benzina, con la targa della nostra pandarella mezza staccata, e con l'ansia continua di perderla.

Un viaggio completamente imprevedibile.
Cosi come il vento gelido prima, il Sole alto e luminoso o la nebbia fittissima poi.
Il clima, questo sconosciuto, in continuo mutamento. Ti rincoglionisce ma allo stesso tempo ti rende vivo e partecipe della natura incontaminata nella quale ti trovi.

Un viaggio in cui sentirsi liberi.
Durante il quale se ti va bene puoi imbatterti in una casa ogni 20 km nei fiordi dell'Est, o nei bonus (supermercati) tutti chiusi nei giorni festivi, perché quando è festa funziona (giustamente) così.

Un viaggio in solitudine, ma pieno di incontri.
A partire dalle pecore, libere e ovunque, dai cavalli liberi di tutti i colori ovunque, cigni incredibilmente ovunque, lavandini minuscoli e improponibili (e a volte inesistenti), autostoppisti e ciclisti meravigliosamente ovunque.

Un viaggio durante il quale la notte è praticamente assente, cosi come le tende alle finestre (santa mascherina per dormire che ho infilato all'ultimo nello zaino).

Ma soprattutto un viaggio pieno di colori, cascate, arcobaleni.
E di gente felice. Felice semplicemente con quello che la natura le ha donato.

Stress inesistente.
La calma.
Il silenzio.

Di fronte a questo incanto il freddo passa in secondo piano, e stravince la meraviglia e lo stupore.

L' Islanda, la famosa isola dei vulcani, dei ghiacci, dei geysers, dei miti, delle leggende e di tante altre meraviglie, non è solo il set di importanti produzioni televisive e cinematografiche.
Non è un semplice collage di foto "strappalike" su instagram.


L'islanda esiste
.

E' reale, e dannatamente incredibile. E dobbiamo tenercela stretta.

Grazie Islanda. Impossibile non tornare presto da te.




- Il Mondo attraverso - 

DUE GIORNI A PORTO

CONSIGLI E CURIOSITA' SU COSA FARE E COSA VEDERE NELLA SPLENDIDA CITTA' PORTOGHESE.


Se siete alla ricerca di una città interessante, economica e visitabile in un weekend, Porto è la scelta giusta.

Ovvio, i posti vanno vissuti e respirati appieno, e più giorni si hanno a disposizione e meglio è, ovunque si decida di andare.

In particolare credo che il Portogallo vada visitato da cima a fondo, e con calma. Motivo per il quale l’ho sempre tenuto da parte, in attesa di portergli dedicare tutto il tempo che merita.

E’ arrivato però anche quest’anno il lungo e freddo inverno, stagione per eccellenza durante la quale prenoto e pianifico viaggi più di qualunque altra cosa. Per lo più di sera, dopo una lunga giornata di lavoro, fantasticando tra mappe, foto, libri di viaggio e articoli dei mie travel bloggers di riferimento.

E proprio durante una di queste sere mi è venuta voglia iniziare ad assaporare un po’ di terra lusitana, in una delle mie tante toccate e fuga che normalmente faccio durante i weekend primaverili, non potendomi per adesso concedermi lunghi viaggi durante quei mesi dell'anno.

Ho pensato subito a Lisbona. Ma dopo una breve riflessione, due giorni per esplorare con calma la capitale mi son sembrati davvero troppo pochi. Non volevo correre, volevo una location portoghese da godermi il più possibile in poco più di 48 ore, per farmi un’idea, e magari raccogliere spunti e stimoli per un viaggio futuro più lungo.

Ho pensato poi a Faro, e in generale ad un week end nelll’Algarve, la regione meridionale del Portogallo. Difficile però per un weekend, troppi spostamenti e troppo tempo per raggiungerla , e non avrei fatto in tempo ad arrivare che sarei dovuto ripartire dopo poco. Che senso avrebbe avuto?

E allora la scelta come mio debutto in Portogallo non poteva che ricadere su Porto.

Una città estremamente a misura d’uomo e visitabile interamente a piedi, ricca di storia e di spunti interessanti. A partire dal bellissimo centro storico Ribeirapatrimonio UNESCO, passando per la cattedrale, i coloratissimi azulejos, la Torre Dos Clerigos e l’imponente ponte Dom Luis I, impreziosita dalla squisitezza del suo vino locale, il famoso Porto appunto, e da altre specialità culinarie deliziose.

E, per concludere, con l’Oceano Atlantico sullo sfondo, a pochissimi chilometri di distanza dal centro, e che percepisci in ogni angolo della città, incorniciando uno scenario suggestivo, oserei direi romantico.

Se poi aggiungiamo a tutto ciò anche dei buoni voli economici, ad esempio partendo da BergamoMalpensa o da Roma, allora il gioco è fatto : biglietto acquistato in pochi minuti, dal 5 al 7 Aprile, andata e ritorno dall’Aeroporto di MIlano Malpensa. Circa un mese e mezzo prima, al costo di 80 euro (successivamente ho dovuto aggiungere un extra per il bagaglio, date le nuove regole imposte dalla famosa compagnia aerea low cost irlandese, ma tant’è).

In questo articolo vi racconto in breve quello che ho combinato durante il mio breve soggiorno a Porto, lasciandovi qua a là qualche chicca e qualche consiglio per cercare di ottimizzare al meglio la visita in due soli giorni.

Pronti! Si parte!


GIORNO 1. 5 APRILE 2019

Sono arrivato la sera del 5 Aprile, intorno alle 23, presso l’ aeroporto  Francisco Sa Carneiro, che dista circa 11 chilometri da Porto. Da lì è facilissimo raggiungere il centro della città in metropolitana, prendendo la linea viola e acquistando il biglietto per la zona Z4 nelle apposite macchinette che si trovano facilmente nei pressi dei binari, al costo di 2 euro a tratta.

mappa 1PNG 

Salito a bordo del vagone della metro subito dopo l’atterraggio (giusto il tempo di ritirare il mio bagaglio), in poco meno di mezz’ora sono giunto alla fermata di Bolhão, nel cuore della città, a poche centinaia di metri dalla stazione centrale di São Bento e dal quartiere Ribeira, di cui vi parlerò più avanti.

Il mio alloggio per questo weekend è stato l’affittacamere GuesteHouse 31 Rio de Janeiro. Onestamente senza infamia e senza lode, una struttura abbastanza vecchiotta e senza colazione (ottimo però il bar proprio nell'edifico di fianco), ma molto pulito e con una receptionist aperta 24h.

E soprattutto è stato un alloggio estremamente comodo ed economico : si trova proprio a due minuti a piedi dalla stazione, e quasi tutti i principali luoghi di interesse più noti sono raggiungibili a piedi facilmente. A me interessava proprio questo, più che una camera bella e chic. 

Ho pagato 40 euro per due notti con una camera singola grande e un bagno in condivisione con un’ altra camera. Ripeto, se cercate maggiore comodità e qualcosa di più nuovo, non lo consiglio. Se siete invece di poche pretese e viaggiatori solitari e risparmiatori come me, allora è l’ideale.

Dalla fermata della metro Bolhão, in cinque minuti a piedi sono arrivato in ostello, attraversando la Rua de Santa Catarina, a quell’ora deserta, ma nella quale di giorno si riversano molte persone, sia visitatori che residenti. E’ piena di negozi e di caffetterie, tra le quali brilla sicuramente il Majestic Cafè, il più celebre e storico della città.  Superato il caffè, dopo poche decine di metri si arriva all’incrocio con Rua Rio de Janerio e quindi all’ostello. Colazione per il giorno dopo già prenotata, insomma, data l'estrema vicinanza al caffè.

Fatto il check-in e sistemato in camera, sono andato a dormire subito, per svegliarmi presto l’indomani e iniziare il mio tour nella città.


GIORNO 2. 6 APRILE 2019

MAPPA 2PNG

Il percorso della mattinata

Come detto, la mia giornata è iniziata con la colazione/visita presso il Cafè Majestic.

IMG_6184JPG

Cafè Majestic

Più che un bar è una sala da thè storica, e merita anche solo di entrare due minuti per vederla e scattare qualche foto. Io mi sono tolto il lusso di ordinare un cappuccino e una fetta di torta alle mele. Vi risparmio il conto, davvero troppo salato per essere in Portogallo. Ma tranquilli, è stato l’unico di questa portata.

20190406_093508jpgPurtroppo le previsioni meteo da giorni non erano incoraggianti, ed effettivamente il clima è stato imprevedibile ed estremamente variabile durante tutto il weekend. Fortunatamente sabato ha retto abbastanza, con rovesci brevi intervallati da ampi rasserenamenti, che mi hanno comunque permesso di visitare tranquillamente e di godermi la città. Al contrario, la domenica è stata molto più piovosa, ma ne parlerò più avanti.

Approfittando di un tiepido Sole di prima mattina, ho iniziato il mio perlustramento a piedi, risalendo la Rua de Santa Catarina fino a raggiungere il famoso mercado do Bolhão, altro luogo storico della città. Scoprendo purtroppo solo una volta giunto a destinazione che è chiuso da diverso tempo per lavori di ristrutturazione. 

20190406_112410jpg 
Mercado do Bolhão

E’ stata una delusione enorme! ma pazienza. Primo motivo valido per tornare a Porto in futuro.

Ne ho approfittato per fermarmi a prendere uno snack salato presso un altro locale imperdibile, ovvero la Confetaira do Bolhão

IMG_6233JPG
  Confetaira do Bolhão

Si tratta di una pasticceria storia del quartiere, dall'impronta totalmente diversa rispetto al Cafè Majestic. Ubicata proprio di fronte il mercato ahimè chiuso, si presenta subito a prima occhiata molto più informale. Decisamente diversi i prezzi e le dimensioni dei dolci e degli altri snack salati proposti in vetrina. Possiede poi un ampia sala in fondo con con sedie e tavoli, nella quale è possibile consumare un'abbondante colazione o anche un rapido pranzo.

20190406_112425_Moment_Moment_Momentjpg 

Ho acquistato un panzerotto al formaggio strabordante che mi ispirava particolarmente, alla modica cifra di ottanta centesimi. Delizioso, e la delusione per non aver potuto visitare il mercato è scivolata via rapidamente.

20190406_112732jpg 

In ogni caso consiglio una sosta in entrambi in caffè, se siete in zona e avete tempo. Sono molto vicini e allo stesso tempo molto diversi, quindi interessanti, perchè danno subito l'idea di una città pratica e alla mano, e contemporaneamente variegata e affascinante.

Successivamente ho attraversato  per metà l' Avenida dos Aliados, un lungo e largo viale che scende in verticale fino alla stazione di São Bento, per poi girare a destra e raggiungere la Libreria Lello, diventata da alcuni anni molto famosa grazie ai romanzi della saga di Harry Potter e alla loro trasposizione cinematografica. 

IMG_6252JPG 
Avenida dos Aliados

Un grandissimo successo planetario della scrittrice inglese J.W.Rowling, che soggiornò diversi anni proprio nella città lusitana. Lei stessa ha più volte affermato di essere stata molto ispirata da Porto, a partire dall'affascinante centro storico, passando poi per luoghi più mirati particolari, come per l'appunto questa libreria.


20190406_110203jpg 

Libreria Lello

E appena entrati si intuisce subito il motivo. La maestosa scala di legno rossa e marrone che occupa il centro della scena, ti rapisce. E ti fa subito pensare alle ambientazioni della storia del maghetto più famoso del mondo.

20190406_101440jpg 

IMG_6218JPG 

Detto questo, passiamo alle note dolenti. La libreria è diventata una meta fin troppo gettonata, ogni giorno e ad ogni ora, così piena di gente che risulta davvero faticoso entrare e visitarla. Un continuo di selfies e scatti in posa, sopra, sotto e di lato alla scalinata, e pochissimi invece che si soffermano a sfogliare anche un solo libro. Questa cosa mi ha colpito e infastidito parecchio.

20190406_102809jpg 

Morale : ho resistito si e no 15 minuti, comprando l'unico romanzo presente nella libreria di cui è disponibile la versione in italiano, ovvero "Il Messaggio" di Fernando Pessoa. Un romanzo epico con il quale l'autore racconta e canta la passata grandezza del suo Paese. Un'opera dedicata al Portogallo e che vi consiglio.

20190406_102344_Moment_Momentjpg 

Aggiungo solo che il costo del biglietto per visitare la libreria è di 5 euro, che però possono essere in caso rimborsati se si acquista un articolo all'interno, come ho fatto io.


MAPPA 3PNG

Il percorso di metà giornata

Uscito da quella bolgia di persone, ho sentito subito l'esigenza di respirare una bella boccata d'aria e mi sono recato nella vicina Torre dos Clerigos

IMG_6261JPG

Chiesa dos Clerigos  e  Torre dos Clerigos

Dista davvero pochissimi minuti a piedi dalla libreria, ed è uno dei simboli della città. Costruita, insieme all'omonima Chiesa dos Clerigos ,in pietra nel XVIII secolo in pieno stile barocco, è alta 76 metri ed è attraversata da una scala a chiocciola strettissima di 225 gradini. E dalla sua cima si ha una delle viste panoramiche a 360° più belle di tutta Porto.

IMG_6270JPG 
Vista panoramica dalla cima della  Torre dos Clerigos

Sebbene la salita possa effettivamente risultare impegnativa, non tanto per il numero di gradini quanto per la striminzita scaletta, decisamente stretta e ostinatamente a doppio senso, il risultato che si ottiene una volta arrivati su ne vale decisamente lo sforzo.

Tutto questo anche in caso di vento e di cielo minacciosi, e io ne sono testimone. Sono riuscito difatti a godermi lo spettacolo appena in tempo. Sia perchè, subito dopo la mia salita, sono stato raggiunto da una mandria di turisti giapponesi esaltatissimi, ma soprattutto perchè, dopo circa una quindicina di minuti, è sopraggiunto un violento acquazzone, giusto per ricordare a me e a tutti gli altri turisti quali fossero le previsioni meteorologiche infauste del weekend.

Poco male, nel frattempo si era fatta ora di pranzo,e ne ho approfittato per assaggiare una dei piatti tipici di Porto : la Francesinha.

20190406_133516jpg 
La mia Francesinha nel ristorante  Casa Bragança

Come posso descriverla : direi un enorme "mappazzone", citando il celebre chef Bruno Barbieri del programma televisivo Masterchef. Un mix di carne bianca e rossa, inviluppato in un altrettanto ingarbugliato mix di formaggi, adagiato su un brodetto indefinito. Il tutto ricoperto di uova e patatine fritte. #ciaomagri #leggerezza #dietadomani

Il ristorante dove ho pranzato si chiama  Casa Bragança . Un localino molto semplice ed economico, proprio di fronte la torre. Molto frequentato dai turisti ma anche dai residenti e dai lavoratori, perchè propone nel menù anche piatti unici per pranzi veloci e pratici. Difatti, l'ho trovato già pieno non appena sono arrivato, di corsa e sotto il diluvio, e con diverse persone in fila per attendere un tavolo. 

Una delle fortune di viaggiare da soli vien fuori proprio durante situazioni simili. Il titolare mi ha proposto di condividere il tavolo con un' anziana signora, già impegnata a consumare il suo pasto, e io ho subito accettato senza esitare.

Ed è così che mi sono ritrovato a mangiare una francesinha in compagnia di una piccola nonnina portoghese, e anche molto chiacchierona. Peccato che mi ha parlato tutto il tempo in portoghese e ho solo intuito alcuni dei suoi discorsi, ma tant'è. Mi è stata di compagnia, consigliandomi anche un vino rosso niente male, di cui però non ho mai saputo il nome, ordinandolo direttamente lei per me! #obrigadononnina. 

Giudizio sulla Francesinha? Uhm...bella pesantina! 

Mi astengo da dare un voto, però andava assaggiata. Cerco sempre di assaggiare pietanze e prodotti tipici dei luoghi che visito, e fatelo anche voi, ve lo consiglio. Diciamo che questo è il caso per il quale difficilmente concederò un bis in futuro, ecco! #thankyounext

Terminato il pranzo sono andato a visitare la stazione São Bento

IMG_6356JPG

stazione São Bento

Oltre ad essere la stazione ferroviaria principale della città, è anche un vero e proprio gioiello di architettura, impreziosita dai bellissimi, celebri e bluissimi azulejosle tipiche piastrelle di ceramica che ricoprono gran parte delle facciate interne della stazione, e di molti edifici del centro storico. 

20190406_120541jpg

20190406_120341jpg

Bellissimi, davvero. Sebbene trattasi solo di una stazione, merita assolutamente una visita anche solo per ammirarla qualche minuto.

20190406_115148jpg

Dopo questo primo minitour, ho deciso che ne avevo abbastanza di tutti quei turisti. Cercando nella guida, e passeggiando per le vie del centro non lontano dalla Torre dos Clerigos, mi sono imbattuto nel Centro di Fotografia Portoghese

IMG_6319JPG

E' stata una vera sorpresa, e che consiglio!


IMG_6292JPG

Trattasi di un edificio storico in passato utilizzato come carcere, completamente ristrutturato al suo interno; un ambiente un po' scuro ma allo stesso tempo calmo e silenzioso, perciò rilassante.

IMG_6296JPG

Si sviluppa su due livelli : al piano terra sono presenti solitamente mostre ed esposizioni temporanee di fotografi portoghesi emergenti. Al piano superiore invece è presente una interessante mostra permanente di macchine fotografiche d'epoca, alcune davvero insolite e bizzarre, come delle spycam di inizi Novecento, che mi hanno colpito particolarmente.

20190406_151355jpg

20190406_151516jpg

Abituati ormai a reflex e obiettivi ultra sofisticati, go-pro, droni d'avanguardia e smartphone, questi autentici cimeli sembrano davvero appartenere alla preistoria, quando in realtà bisogna ricordare che alcuni di loro erano strumenti più che comuni fino a qualche decennio fa.
20190406_151234jpg

20190406_151203jpg

Ho trascorso un'oretta molto piacevole in questo museo, lontano dalle folle oceaniche e dai luoghi turistici più gettonati della città. Un break che consiglio, sopratutto se colti da temporali improvvisi come è accaduto a me. #takeabreak

IMG_6282JPG

Jardim da Cordoaria

A sorpresa però, dopo questa piacevole visita museale e una rigenerante passeggiata lungo i viali del delizioso Jardim da Cordoaria,  il Sole è tornato a fare capolino tra le nuvole, illuminando con i suoi deboli raggi primaverili tutta la Ribeira#tantoescesempreilsole

IMG_6405JPG

il centro storico  Ribeira

La Ribeira è il quartiere storico della città, dichiarato dall'UNESCO Patrimonio dell'Umanità nel 1996, per le sue caratteristiche che lo rendono unico nel suo genere. Un insieme di strade e viuzze strettissime che si inerpicano su un colle situato sulla sponda destra del fiume Duoro, il quale attraversa la città prima di sfociare nell' Oceano Atlantico.

Il mio primo impatto con questo capolavoro di architettura l'ho avuto intorno alle 16. Passeggiando senza meta, mi sono imbattuto in uno dei Miradores più belli e suggestivi di Porto, il Miradouro da Vitoria.


IMG_6333JPG

Trattasi di ampio spiazzale dal quale è possibile ammirare un panorama mozzafiato sulla città in generale, e sulla Ribeira in particolare, offrendo la possibilità di percepire appieno tutti i colori e le sfumature delle sue casette e dei monumenti principali.

E' stato davvero bello affacciarmi da quel belvedere, soprattutto perchè capitato per caso, non l'ho cercato. 

Quando si viaggia, le scoperte inaspettate sono sempre quelle che ti rimangono impresse di più e che ti lasciano il segno. Come in questa occasione.

Sono rimasto lì una buona mezz'ora, complice il Sole sempre più presente, in contrasto con i grossi nuvoloni neri all'orizzonte. 

20190406_160102jpg

A scattare foto, fare qualche video, e anche semplicemente seduto su un muretto di fronte al panorama.


MAPPA 4PNG

Il percorso del pomeriggio

Successivamente mi sono spostato verso la Cattedrale Sè Do Porto. Un autentico capolavoro, alla quale però ho deciso di dedicare il giusto tempo che merita, visitandola domenica mattina, con calma.

20190406_164629jpg

Cattedrale di Porto

Perciò, dopo aver ammirato la splendida facciata, ho intrapreso una scalinata ripida in discesa, gettandomi letteralmente a capofitto tra le viuzze strette e caratteristiche della Ribeira, diretto verso il Ponte Dom Luis I, altro simbolo indiscusso di Porto. 

IMG_6383JPG

Ponte Dom Luis I

Un ponte ad arco in ferro, lungo ben 385 metri a alto 45. Non è l'unico ponte della città, ma certamente il più grande e il più bello, proprio a ridosso del centro storico. Varca il fiume Duoro e collega il centro con il quartiere ViIa Nova de Gaia, la mia meta finale di giornata.

IMG_6393JPG


Questo quartiere è caratterizzato da una bellissima via pedonale lungo la riva del fiume, dove si susseguono una dopo l'altra tutte le più importanti cantine vinicole del celebre Porto, il delizioso vino liquoroso della città.

IMG_6400 2jpg

Non si può andare a Porto e non visitare almeno una di queste cantine!

 C'è davvero l'imbarazzo della scelta, tra i tanti tour che ciascuna di queste ti propongono, a mio parere quasi tutti interessanti e validi, sebbene spesso molto turistici.
Alla fine io ho fatto la scelta forse più scontata ma anche a mio parere più completa, prendendo parte all'ultima visita guidata di giornata presso le Cantine Calem

20190406_173121jpg

Il tour, che inizia alle 18.30, si sviluppa in due parti. Durante la prima si è in compagnia di una guida, che spiega (in inglese) tutto quello che c'è da sapere sul Porto. Dalle sue origini, passando per le tecniche di produzione antiche e moderne, mostrando tutte le varie caratteristiche organolettiche dei vari tipi di vino. Perchè in realtà il Porto non è uno, ma ne esistono diverse tipologie, sia di rossi che di bianchi che di rosè.
La seconda parte della visita, che io ho trovato assolutamente emozionante, consiste in una degustazione di tue tipologie di vino, un bianco e un rosso, in un ampio salone, con la possibilità di assistere ad un meraviglioso spettacolo di Fado portoghese, della durata di 45 minuti circa.

20190406_190644jpg  

E' stata davvero bello degustare questi stupendi vini durante l' esibizione. Inoltre, sono riuscito ad accaparrarmi la primissima fila, e ho potuto godere di uno spettacolo assolutamente degno di nota. 

20190406_193820_Moment_Moment_Momentjpg

Questo tour completo costicchia, 21 euro, ma a mio avviso merita assolutamente. Esistono tuttavia altri tour più semplici e più economici durante tutto l'arco della giornata, alcuni anche con guida in italiano.

Uscito dalle cantine intorno alle 20, mi sono ritrovato immerso in uno scenario meraviglioso. Un tramonto mozzafiato, che ho ammirato passeggiando lungo la riva del fiume, solcato dalle antiche Rebelos, le imbarcazioni tradizionalmente adoperate per trasportare le botti di vino dai vigneti della regione interna fino in città, oggi utilizzate prevalentemente per minicrociere turistiche.

20190406_200333jpg

Sullo sfondo la coloratissima Ribeira e il Ponte Dom Luis I, ad incorniciare uno scenario romantico inaspettato.  

Sarei rimasto ad ammirarlo ancora a lungo, ma confesso che ho iniziato di li a poco a provare un leggero languorino! Sicchè mi sono diretto verso l'ostello, per una rapida rifrescata e un'oretta di relax, prima di cenare in uno dei tanti locali presenti lungo il fiume ai piedi della Ribeira. 

In zona c'è davvero l'imbarazzo della scelta, anche se trattasi di posti dove mangiare prettamente turistici. Mi sono ricreato con dell' ottimo risotto ai frutti di mare e un'insalata di polipo, oltre che di un buon bicchiere di vino bianco.

Ho fatto poi due passi nel quartiere universitario, in particolare lungo la Rua de Cãndido dos Reis e nelle vie limitrofe, dove la movida notturna è vivace e ben evidente; qui si trovano tanti locali notturni, club e discoteche di ogni genere. Ho bevuto un cocktail in uno dei bar per poi dirigermi in ostello. Stanco ma molto soddisfatto della giornata trascorsa, e curioso di continuare la mia visita l'indomani.

GIORNO 3. 7 APRILE 2019


MAPPA 5PNG

Il percorso della giornata

La giornata è stata ahimè caratterizzata da un'unica grande costante : la pioggia

Leggera ma continua fino a sera, mi ha accompagnato in questo mio ultimo giorno a Porto fino alla mia partenza.

Ciononostante sono riuscito comunque a godermi alcuni luoghi e aspetti della città interessanti, e a fare incontri inaspettati e molto piacevoli.
In mattinata, dopo una abbondante colazione presso il bar attiguo al mio ostello (decisamente più economico e alla mano del Cafè Majestic) ho visitato l'imponente Cattedrale. 

Essa sovrasta l'intero quartiere Ribeira, e sorge di fronte un'ampia piazza che è anche uno splendido punto panoramico sul fiume Duoro e sul quartiere Vila Nova de Gaia.

La cattedrale risulta subito molto caratteristica e particolare perchè fu costruita e ideata come una chiesa-fortezza. Presenta infatti delle mura imponenti simili a quelle di un  castello, e ha una struttura originale in stile romantico. 


20190407_120709jpg

Molto interessante è il chiostro interno, visitabile e ricchissimo di azulejos bianchi e azzurri, che attirano inevitabilmente l'attenzione di tutti i visitatori. 

20190407_121417jpg

Così lucenti e ricchi di scene storiche e immagini allegoriche, me li sono goduti uno ad uno, passeggiando lentamente sotto il porticato, durante un incessante diluvio.

20190407_124201jpg

Terminata questa stimolante e non breve visita, dato il clima inclemente, ho deciso di godermi un pranzetto portoghese con calma e fatto bene.
L'ideale era individuare un posticino carino ma non turistico, vero e autentico, dove poter davvero assaporare i sapori e le tradizioni culinarie portoghesi.
Come sono solito fare in queste situazioni, mi sono lasciato guidare dal mio istinto. Non ho voluto leggere recensioni su internet ne seguire la mia guida, ma mi sono lasciato travolgere dalle sensazioni e dagli odori percorrendo le viuzze della Ribeira, sotto il mio ombrello sempre più bagnato. 

Ed è stato così che sono capitato nell' Escondininho do Barredo. Un ristorante non ristorante. Incredibile.
Non può essere definito un ristorante. Non ha alcuna insegna fuori, non è minimamente segnalato all'esterno. Ma anche il termine trattoria secondo me è riduttivo.
Ci sono capitato perchè ho intravisto altri ragazzi varcare la soglia del locale,  una porta che sembrava essere l'ingresso di una comune casa del quartiere. Ho deciso cosi di entrare anche io, e mi sono ritrovato in un stanzone, con una cucina a vista molto semplice, una decina di panche e tavoli di legno, e in fondo un piccolo lavandino e un bagno per gli ospiti.

20190407_132843jpg

ristorante " Escondininho do Barredo"

Ad accogliermi Fernando, un personaggio incredibile. Un bonaccione alto e robusto, che parla solo portoghese (e tanto) ma capisce, non si sa come, ogni cosa che gli dici. Un vero showman.
Comprendendo che ero solo, mi ha invitato a sedermi dove volevo. Le panche erano quasi tutte occupate, e ho trovato posto in un tavolo dove erano seduti già due ragazzi, Caterina e Giulio. 

20190407_1601390jpg

in compagnia di Caterina, Giulio e del mitico Fernando

Lei fiorentina trapiantata a Venezia, lui veneziano doc, abbiamo praticamente pranzato insieme, condividendo i piatti e chiacchierando molto, e sono stati davvero di super compagnia. Successivamente si è unita a noi anche una coppia di ragazzi polacchi residenti a Londra, e dopo circa mezz'ora ci siamo trovati già al terzo o quarto brindisi. In un locale completamente fuori dalle righe, mangiando piatti che più tipici non si può. La cucina del ristorante è infatti nelle mani di due signore anzianotte, che ho poi scoperto essere le sorelle di Fernando, e che cucinano divinamente. MI è sembrato per lunghi tratti davvero di essere ospiti a casa loro. Molto bello. Proprio quello che avevo sperato di trovare e di vivere, anzi, forse anche di più.


20190407_134034jpg

Ho mangiato vari antipasti di pesce, tra cui sardine fritte, insalata di polpo, alici marinate, insalate miste, e successivamente come piatto principale un ottimo baccalà fritto, vera specialità della casa! Il menu è molto spartano ma da l'idea del cibo e della veracità degli ingredienti, tutti di qualità e deliziosi. E il prezzo è davvero super. Compreso di dolce al cioccolato squisito e di bun discreto caffè, ho speso 20 euro. Favoloso. Un locale davvero insolito e particolare, che consiglio decisamente.

20190407_142912jpg

Mentre pranzavamo, i ragazzi di Venezia mi hanno raccontato della loro breve visita avvenuta il giorno prima presso il faro de las Felgueiras, a ridosso dell'Oceano Atlantico, la meta che avevo in mente per il pomeriggio.

Dista una ventina di minuti dal centro della città con i mezzi pubblici, e nonostante il tempo abbastanza brutto ho deciso comunque di farci un salto dopo pranzo.

20190407_162837jpg

In particolare è molto suggestivo raggiungere la costa a bordo dello storico tram n.1, che dal centro arriva proprio fino in prossimità del faro.

20190407_163137jpg

lo storico Tram n.1, in viaggio verso l' Oceano Atlantico

E così ho fatto, arrivando proprio a ridosso dell'Oceano. Agitato e tempestoso, è stato comunque bello vederlo da vicino, nonostante il vento e la pioggerellina fastidiosa. 

Ho sostato una mezzoretta sotto un piccolo riparo di fortuna ad ammirare la potenza delle onde e lo svolazzare irregolare dei gabbiani, mentre la pioggia ha continuato a scendere giù senza sosta.

Ed è stato sorprendentemente rilassante e rigenerante. Molto appagato dall'aria fresca, dall'ottimo cibo gustato in precedenza, e dalle belle conoscenze fatte.

20190407_170444jpg

Mi sono sentito così appagato che non mi sono reso conto dell'orario, tant'è che ho rischiato di arrivare tardi in aeroporto, nonostante avessi un comodissimo volo di ritorno in Italia alle 8 di sera.

Il mio weekend a Porto si è concluso proprio lì, a due passi dall'Oceano Atlantico.


Probabilmente con un cielo più sereno e un clima più stabile avrei potuto visitare ancora meglio la città quel pomeriggio, ma ho apprezzato ugualmente molto il potermi fermare e godere dei piccoli momenti, pochi ma intensi, quali un bicchiere di vino in compagnia di ragazzi conosciuti cinque minuti prima, o semplicemente ammirando lo spettacolo del mare in tempesta.

Viaggiare significa anche questo. E Porto è anche questo, non solo chiese e monumenti.


IN BREVE


Una meta che vi consiglio quindi per tanti motivi, CINQUE in particolare.

1) la cultura :  non solo la cattedrale, librerie, chiese, torri, ma a sorprenderti sono soprattutto luoghi artistici inaspettati, come il Centro Portoghese della Fotografia, povero di turisti ma ricco, ricchissimo di tanto altro.

2) il vino :  impossibile non innamorarsi del Porto. Lo assaggi e riassaggi più e più volte durante il tuo soggiorno, ogni volta sorseggiandolo a piccole dosi, quasi per rispetto. E non ti stufa mai. Delizioso.

3) la natura :  dal suggestivo, oserei dire romantico fiume Duoro che attraversa la città, allo svolazzare continuo dei gabbiani di giorno e di notte. E viali alberati, inaspettati e ipnotici, in cui perdersi. 

4) i colori :  vista da uno dei panoramici "miradores", la città si mostra come un gigantesco caleidoscopio. La Ribeira, il centro storico della città Patrimonio dell'Unesco, è un turbinio di sfumature tumultuoso, impressionante. E a fare da cornice ci sono sempre i bellissimi e bluissimi azulejos, le piastrelle di ceramica che ti accompagnano ovunque tu vada. 

5) le persone : dalla nonnina con cui ho condiviso il mio primo pasto portoghese al mitico Fernando, protagonista del mio pranzo domenicale, e in generale tutti gli autoctoni a cui ho chiesto informazioni per strada o nei locali. In particolare con i primi due son riuscito poco a comunicare a parole, ma ciononostante ci siamo capiti alla perfezione, grazie alla gentilezza, la simpatia e la calorosità che loro hanno saputo trasmettermi. 


20190406_175130jpg


- Il Mondo Attraverso -



IL MIO VIAGGIO IN ISLANDA - EPISODIO 11 : LA PENISOLA DI SNAEFELLSNES



13 Agosto 2018


La nostra prima tappa al mattino fu la KIDKA Wool Factory, una piccola fabbrica tessile produttrice di capi di abbigliamento in lana, situata proprio ad Hvammstangi, la città dove avevamo pernottato la notte prima (clicca qui per leggere l'episodio precedente).

20180813_101241jpg

Ho sempre pensato che il miglior souvenir da acquistare fosse proprio uno dei famosi e caldi maglioni di lana islandesi. Un capo di abbigliamento decisamente tradizione in Islanda, ahimè molto caro ma vi assicuro in genere di altissima qualità.
E poichè ero riuscito a risparmiare qua e là abbastanza e a rimanere al di sotto del mio budget di partenza prefissato, decisi di concedermi questo regalo.
Tuttavia non volevo assolutamente ripiegare su un acquisto in uno dei tanti negozi turistici di Reykjavik, tra l'altro a prezzi sicuramente maggiorati, ma volevo che quel regalo fosse il più caratteristico possibile, acquistato durante il nostro tour, in qualche negozietto situato al di fuori dai classici sentieri battuti.
L' occasione si presentò come al solito per caso, proprio durante il nostro soggiorno in quel piccolo villaggio del nord. Molto anonimo e per niente turistico. Quindi perfetto.
Ci fu segnalato dalla nostra host di Akureyri, quando venne a sapere della nostra sosta prevista ad Hvammstangi il giorno seguente.
"You must go there! It is pretty cute!" era stato il suo commento. Così deciso che mi convinse e mi fidai.
E feci bene.
La Kidka Wool Factory è una piccola fabbrichetta, con annesso un punto vendita all'interno del quale si possono provare e acquistare i capi.
20180813_101957jpg
E' possibile accedere anche all'area adibita alla produzione, visionare i macchinari tessili e gli addetti mentre sono all'opera.
20180813_101356jpg
Molto interessante. 
Di maglioni belli e morbidosi ce n'erano a bizzeffe, e ne avrei presi più di uno. Impossibile però, sia per il mio portafoglio, considerando che i prezzi partivano da circa 120 euro a maglione (il mio ne costava 145 di listino, ma riuscii a spendere meno, come vi spiegherò a breve) sia perchè tutti non ci sarebbero stati dentro il mio zaino, già stracolmo in partenza.
20180813_102244jpg
Alla fine, dopo varie indecisioni, presi un maglione con zip e cappuccio e con disegnati dei cavalli islandesi. Abbastanza versatile,  anche da indossare in città in inverno, a differenza di altri che, sebbene bellissimi, trovavo troppo montanari e ingombranti.
20180813_110159jpg

Mi piacque cosi tanto che lo indossai praticamente quasi sempre da quel momento fino alla termine del viaggio. Di giorno, con quel maglione e una semplice t-shirt sotto stavo benissimo.
Al momento di pagare scoprii che era possibile richiedere il rimborso di una parte dell'IVA (che in Islanda si attesta al 25%) sull'acquisto del capo, una volta giunto in aeroporto prima di rientrare in 
Italia. E' una legge islandese applicabile su determinati  prodotti acquistati in alcuni negozi, di fronte ad una spesa pari o superiore alle 4000 corone islandesi, ovvero circa 30 euro. Va richiesto espressamente al commerciante, che stampa uno scontrino ad hoc, sul quale viene indicato esattamente l'ammontare del rimborso, e in cui vengono inseriti i dati del proprio passaporto e della propria carta di credito, come garanzia.
Per poter poi riscuotere la somma bisogna recarsi in un ufficio apposito in aeroporto prima dei controlli di sicurezza e presentare lo scontrino. Io così feci e ricevetti dopo qualche giorno un rimborso di circa 30 euro direttamente sul mio conto bancario. Non male no?

Dopo essere riuscito a fare shopping anche in Islanda, era giunto il momento però di rimetterci in marcia.
Quel giorno, il penultimo ahimè sull'isola, fu completamente dedicato all'esplorazione di un territorio molto particolare e ricco di bellezze naturali e non solo, tanto da esser soprannominato una sorta di "Islanda in miniatura".
Sto parlando della Penisola di Snaefellsnes.

cartina 13 agostoPNG

E' situata poco più a nord della capitale, stretta e lunga poco meno di cento chilometri, nella quale c'è un po' di tutto  : cascate, ghiacciai, vulcani, montagne dalle forme più strane, prati verdi, cavalli dalle lunghe e lucide criniere e tanti altri animali in libertà.

IMG_3414jpg

Nebbia in continua alternanza col cielo azzurro e con il Sole, fattorie sparse qua e là e soprattutto la costante più costante di tutte : tanta pace e tanta tranquillità. 
Il Silenzio fu presente un po' ovunque durante questa giornata. Incontrammo più animali che turisti, e i pochi suoni e che udimmo furono rappresentati dai loro versi, oltre che dall'unica stazione radio islandese che riuscivamo a captare in macchina, e che ormai ci accompagnava da giorni.

IMG_3488JPG

Questo mi sorprese, perchè facevo della Penisola di Snaefellsnes una zona abbastanza turistica e conosciuta.
Di turisti difatti ne incontrammo prevalentemente nei pressi del monte Kirkjufell.
Famosissimo. E oggettivamente splendido. Con questa sua forma affusolata e slanciata, indefinibile.
20180813_154200jpg

Luogo ricco di leggende e di miti, mi incantò non poco.
In estate è verdissimo, con sfumature marroni e arancioni, costeggiato da un torrente che forma delle piccole cascate. Protagonisti da diverso tempo di numerosi scatti fotografici, altamente "instagrammabili" e facilmente visionabili in rete nei vari social.
Chiusi gli occhi di fronte al monte, e provai ad immaginarmi sempre lì, ma in inverno. Con tutto il 
Kirkjufell coperto dalla neve. E di notte, con una gigantesca e fantasmagorica aurora boreale sopra la mia testa. La grande assente di questa nostra straordinaria avventura.
Di fronte a quel sogno rabbrividii, e capii in quell'istante che l'isola ormai mi aveva conquistato. 
Mi stava sussurrando lentamente di tornare a trovarla presto, come se avesse intuito che di lì a breve tempo ci saremmo dovuti salutare. 

IMG_3304JPG

L'aurora fu la grande assente di questo viaggio, per ovvi motivi.
E' scientificamente impossibile ammirarla in Estate, proprio perchè per apparire fulgida ai nostri occhi necessita di buio, oltre che di cieli tersi e sereni.
Diciamo che fino a Ferragosto le probabilità di beccarla sono pari a zero.
Dalla seconda metà di Agosto in poi si può iniziare a sperare in un colpo di fortuna, e man a mano che le giornate si accorciano le chances aumentano sempre di più, finchè non sopraggiunge l'Autunno e poi l' Inverno, la stagione delle aurore per eccellenza.
Next time. Prossima volta, sicuramente. E spero presto.
Il tempo di un piccolo pranzo buttati su un prato di fronte al monte che ci rimettemmo in cammino.
Anche quel giorno senza una vera e propria scaletta. Ormai avevamo imparato la lezione.
L'Islanda va scoperta
Programmi, orari, tabelle di marcia fitte e scandite, servono a poco.
Certamente ti danno una mano, soprattutto all'inizio, per sentirti tranquillo e al sicuro, ma dopo solo qualche giorno di ambientamento capisci che il bello del visitare l'Islanda è lasciarsi andare e cambiare idea ogni due per tre, un po' come il clima del resto.
Penso che questa sorta di regola generale dovrebbe valere più o meno sempre quando si viaggia, io per lo meno cerco di impormela spesso, ma poche volte riesco a seguirla davvero come vorrei.
In Islanda invece avvenne naturalmente. Fu quasi una necessità.
Ed è cosi che per caso che ci trovammo di fronte una altissima antenna radio, che solo dopo aver consultato la nostra mappa scoprimmo essere di proprietà della Hellissandur Radio, e che con i suoi 412 metri di altezza rappresenta la struttura più alta dell'Europa Occidentale. La si intravede già diversi chilometri prima una volta giunti ai suoi piedi si fa davvero fatica ad osservarla tutta, figuriamoci a fotografarla per intero.
E allo stesso modo per caso finimmo in cima ad cratere, che notammo sulla destra, 
mentre eravamo intenti a percorrere la strada Útnesvegur, nella zona più occidentale della penisola.
Anche in questo caso scoprimmo in secondo momento che si trattava del cratere Saxhóll. 

20180813_170302jpg

Con un semplice passeggiata di pochi minuti in salita su di una passerella, si raggiunge un panorama a 360 gradi davvero mozzafiato, che consiglio a chiunque si trovi di passaggio da quelle parti.

IMG_3457JPG

Non per caso invece raggiungemmo vero tardo pomeriggio la chiesa più famosa e più fotografata d'Islanda, unica punto che avevamo segnato sulla mappa quel giorno : Búðakirkja.

20180813_181737jpg

Quando la vidi capii finalmente il perchè fosse così fotografata da anni. La forte spiritualità che 
emana, accostata ad un look molto dark dalle evidenti sfumature macabre, la rende carica di una potenza allegorica fuori dal comune. Sullo sfondo un paesaggio malinconico, a completare e contemplare lo scenario.
La trovammo chiusa, con un piccolo cimitero al suo fianco perfettamente curato, e tutto intorno 
un incessante silenzio.

IMG_3551JPG

Fu l'ennesimo momento, in un nuovo luogo magico, che credo non dimenticherò mai.
Le nuvole sopra le nostre teste si fecero scure, cariche di un'imminente pioggia che non tardò ad arrivare, quasi a voler suggellare quell'incontro.

Erano le sette di sera e decidemmo di raggiungere la fattoria dove avremmo alloggiato quella notte. La sua ubicazione non era ben chiara. L'annuncio di airbnb non fu molto di aiuto, ma di sicuro doveva trovarsi in un punto non lontano dalla strada n. 54, la statale principale della penisola.
Per cui ci rimettemmo alla guida, sperando di incontrare delle indicazioni più precise durante il tragitto.
Indicazioni che non tardarono ad arrivare, una mezz'oretta dopo aver lasciato la chiesa.
Eravamo in una zona parecchio disabitata. I pochissimi centri abitati erano sparsi, e talvolta distanti parecchi chilometri gli uni dagli altri, e si trattava come al solito di piccoli agglomerati di case.
Intorno a noi una natura incredibile.

IMG_3563JPG

Incontrammo più che altro fattorie isolate in aperta campagna; una di queste era il nostra (trovi l'annuncio di airbnb qui).
La riconobbi grazie ad una insegna sgangherata, la quale invitava a seguire una stradina che dopo poche centinaia di metri ci condusse al casolare.
Era un piccolo villino circondato da campi coltivati, e con una stalla non poco distante, dalla quale provenivano evidenti nitriti di cavalli e grugniti di maiali.
La nostra host ci accolse con un sorriso enorme. Una signora bionda, sulla cinquantina.
Era seduta su una sedia a dondolo nella veranda di ingresso, impegnata a cucire un maglione di lana.
Appena capì che eravamo italiani il suo sorriso si fece ancora più marcato. Amava l'Italia, aveva 
vissuto per alcuni mesi a Verona diversi anni fa; tentò a comporre qualche frase di senso compiuto nella nostra lingua, con scarso successo, ma fu tenera e accogliente.
Ci mostrò la casa, davvero carina, con un piccolo salottino per gli ospiti, subito dopo l'ingresso a sinistra, una cucina ampia e luminosa, due bagni, e ben cinque camere, tre delle quali riservate ai loro ospiti. Una di queste era la nostra.
Diversi angoli della casa erano ornati da oggetti e scritte legati al 
mondo del cinema e delle fiabe. Riconobbi citazioni di Albus Dumbledore, il Professor Silente della Saga di Harry Potter, e altre appartenenti alla famosa serie Games of Thrones.
I suoi figli adolescenti, che 
spuntarono poco dopo dalle loro camere, erano degli appassionati del genere. 
Verso ora di cena rientrò anche il marito, impegnato fino ad allora ad occuparsi del bestiame.
Un signore di poche parole ma anch'egli molto sorridente.
In questa atmosfera così tranquilla e pacifica, ci rilassammo con un bel piatto di pasta per cena, mentre fuori il cielo si fece sempre p
iù scuro e la pioggia andava via via aumentando.

20180814_084643jpg

Fu probabilmente la serata più fredda e grigia di tutto il viaggio, e capitò proprio nella giornata più dark in assoluto.
Le concidenze, a volte.
Con un velo di malinconia verso un viaggio che ormai era agli sgoccioli, ma con la convinzione di volermi godere quella fantastica esperienza in ogni suo istante, fino alla fine.




 
 - Il Mondo Attraverso - 

IL MIO VIAGGIO IN ISLANDA - EPISODIO 10 - TUTTI I CUORI D'ISLANDA


12 Agosto 2018


Sette giorni.

No, non è la citazione celebre di un noto film cult-horror di qualche anno fa.

Era trascorsa esattamente una settimana dal nostro arrivo in terra islandese.

“Siamo qui a vagare in Islanda da sette giorni. Ma serio?? A me sembra passato un mese! Mi sembra davvero di essere qui da un sacco di tempo. Voglio dire, ne sono successe di cose e ne abbiamo visti di luoghi” dissi a Manu, mentre consumavamo una ricca colazione, gentilmente offerta dalla nostra padrona di casa, nel grazioso appartamento dove alloggiammo quella notte (trovi l'annuncio su airbnb qui).

Eravamo giunti a nord, nella città di Akureyri (punto A nella mappa), dopo aver percorso quasi tre quarti della ring road, la ormai per noi leggendaria statale n.1 a forma di anello che circonda per intero l’isola.

Ci eravamo lasciati alle spalle esperienze intense e meraviglie di ogni genere, e avevamo macinato circa 1200 chilometri fino a quel giorno con la nostra semplice utilitaria.

Ghiacciai, cascate, geysers, parchi, spiagge nere, ghiacciai, tantissimi animali. Riscaldati da un inaspettato Sole e ammaliati da immensi prati verdi, respirato aria freschissima, tuffati in rilassanti e rigeneranti pozze di acqua calda, stupiti da montagne coloratissime, fumarole, vulcani e tramonti da sogno. 

Ogni mattina mi svegliavo con tutti questi ricordi ancora freschi e nitidi nella mia testa, e sempre più numerosi man mano che la nostra avventura proseguiva.

La giornata che ci attendeva fu la più breve in termini di chilometri percorsi, e anche la meno fitta in termini di tappe programmate. 

Ma fu la più romantica di tutte. Senza alcun dubbio.

episodio 10PNG

L’evento principale di quel giorno fu il whale watching, ovvero l’escursione in nave nel Mar di Groenlandia per l'avvistamento delle balene.

Ci sono diverse compagnie locali che organizzano questo tipo di esperienza in varie località del nord dell’Islanda, non sono ad Akureyri ma anche ad Husavik o nella stessa capitale Reyjkavik.

Navigando su internet, trovai un po’ per caso la piccola compagnia Keli Sea Tours, che ha sede proprio ad Akureyri e che offre escursioni di tre ore circa, a prezzi onesti e decisamente competitivi rispetto alle altre compagnie in zona.

Avendo pianificato uno dei soggiorni proprio nella suddetta città, fu facile incastrare questa gita nel nostro programma, di mattina e al costo di circa 65 euro a persona. Non poco ma decisamente meno rispetto ad altri tour simili, per i quali arrivarono a chiederci quasi 100 euro a biglietto.

Non si può parlare di balene senza un accenno riguardante la triste e aberrante caccia che subiscono questi mammiferi da tempo immemore. 

L’ Islanda purtroppo ha recentemente ripreso attivamente questa crudele mattanza, dopo anni di stop. 

Una pratica senza senso, crudele, e senza alcun vero profitto, dai costi estremamente elevati, con seri rischi per la sopravvivenza di questi cetacei e gravi danni per interi ecosistemi, in tutto il mondo.

Non entro troppo nel merito dell’argomento, perché decisamente molto complesso e molto più grande di me, davvero troppo per questo mio piccolo e modesto articolo del mio blog.

Quello che però posso portare in questo mio racconto è la mia esperienza; la percezione che ebbi nell'osservare con i miei occhi come dei semplici islandesi comuni si approccino realmente a questi giganti del mare. Senza pregiudizi.

Avevamo appuntamento per l’inizio della gita in barca direttamente nel porto di Akureyri, alle 9 in punto.

Dopo un po’ di fatica individuammo il punto esatto dove ci attendeva già la nostra guida, a bordo di un piccolo suv da sette posti. Un signore brizzolato e in forma, avrà avuto una cinquantina d’anni. Il classico lupo di mare, con un bellissimo maglione islandese di lana e una giacca a vento spessa e resistente. L'outifit di chi è pronto per salpare in nave nel Mar di Groenlandia.

fullsizeoutput_29fjpeg

Ci guidò verso l'altra sponda del bellissimo fiordo di Akureyri. Davvero bello, non c'è che dire. 

fullsizeoutput_29ajpeg

Eravamo arrivati in città la sera prima sul tardi, senza aver avuto il tempo di esplorare la zona, per cui solo il mattino seguente la baia ci apparve nitida in tutto il suo splendore.

fullsizeoutput_29djpeg

fullsizeoutput_29bjpeg

Arrivammo in un modesto porticciolo dove era ormeggiata una piccola e graziosa barca. Una decina di passeggeri era già presenti e pronti di salire, con addosso un'enorme tuta impermeabile, rossa e alquanto ingombrante.

fullsizeoutput_298jpeg

In appena cinque minuti il cielo mutò radicalmente, ed iniziammo a temere per la buona riuscita dell'escursione. In realtà si rivelò una foschia non particolarmente fitta, rendendo il cielo grigio ma con una buona visibilità e senza vento. Pericolo scampato. 

Resta il fatto che il tempo cambiò in un attimo, dal cielo sereno al grigiume in pochi minuti. 

This is Iceland!

Un altro signore, più giovane del nostro autista, soprannominato subito  "The Viking Man" per via del suo aspetto, barbuto e robusto, dava indicazioni varie alle persone. 

Ci fecero dunque salire a bordo e diedero anche a noi queste curiose tute antivento, antigelo, antiestetiche, anti-tutto insomma. 

Credetemi, mai indossato niente di più coprente e isolante! Ma nonostante la grossa mole di abbigliamento, non sentivo nè caldo nè freddo, nè mi sentivo ostacolato nei movimenti. Dei veri indumenti tecnici e efficaci, non c'è che dire.

Anche perchè la loro vera utilità la capii solo una volta in mare aperto : ci scontrammo subito con dell'aria fredda e pungente, difficile da sopportare per tre lunghe ore senza una attrezzatura adeguata.

Ci offrirono un discreto infuso caldo, per poi partire subito alla ricerca delle balene in mare aperto.


39083371_10160806659920594_8132251632713859072_njpg

Iniziarono quindi ad illustrarci le varie specie di cetacei presenti in quella zona, e che dunque avremmo cercato di avvistare quella mattina.
La piccola ma graziosa nave si chiamava Àskell Egilsson, e quando i due comandanti iniziarono a raccontarci la loro storia, capimmo il perchè.
Scoprimmo che i due erano in realtà fratelli, e che da poco avevano recuperato e rimesso a nuovo l'antica e bellissima imbarcazione di loro padre, Àskell Egilsson.

39121906_10160806660220594_8042748577304281088_njpg

Ci guidarono per quasi tre ore nelle gelide acque del Mar di Groenlandia, e con nostro enorme stupore avvistammo circa una ventina di balene!
Alcune distanti, altre vicinissime, a pochi metri da noi.
Maestose. Imponenti.  
Con le loro pinne larghe e lucide, sembravano danzare tra un'onda ed un altra, esibendosi di fronte a noi come dei perfetti ballerini di danza classica.

fullsizeoutput_296jpeg

Fu bellissimo.
E tre ore volarono...in un baleno.


Verso fine escursione, il più giovane dei due fratelli (the viking man) si avvicinò e mi chiese se ero soddisfatto dell' esperienza.

Risposi che ne ero rimasto entusiasta, e che era andata ben oltre le mie aspettative. Non avrei mai pensato di avvistare cosi tante balene in poche ore.

Lui sorrise, mentre fissava il mare di fronte a noi, in silenzio.  

Dopo un po', riprese a parlarmi.
"Di balene ne ho viste tantissime nella mia vita, forse migliaia. Eppure ogni volta è come se fosse per me la prima volta. Sono la mia vita. Il mare è la mia vita".

Puntando il suo dito indice della mano destra verso il mare, continuò a raccontarsi, come un libro aperto.
"Lo vedi questo punto di fronte a noi? Qui abbiamo sparso le ceneri di nostro padre sedici anni fa. Questa barca è lui, è lui che ci guida durante ogni nostra uscita. E so che sarebbe fiero di noi adesso". 

Inutile commentare. Inutile provare a raccontarvi i suoi occhi lucidi mentre mi parlava.

Inutile tutto il resto.
Solo e soltanto due parole sono stato in grado di dirgli : grazie mille!

39032462_10160806660345594_7643878301714350080_njpg

Terminammo la nostra escursione intorno a mezzogiorno.
Erano state tre ore intense ed emozionanti, e sentimmo il bisogno vitale di camminare un po' prima di pranzo.

Rientrati in città e con il clima nuovamente sereno (incredibile!), decidemmo quindi di fare due passi, prima di fare rientro in appartamento, distante circa un paio di chilometri dal porto.
Akureyri è piccola ma davvero carina, con tantissime casette colorate, blu, rosse, gialle, grigie.
A quell'ora e con il cielo azzurro mi trasmise una sensazione di quiete davvero piacevole.

IMG_3038JPG

IMG_3043JPG

Un particolare che non dimenticherò facilmente si palesò subito dopo pochi passi, nei pressi di un incrocio della città.

Intenti ad attraversare la strada su delle strisce pedonali, alzai lo sguardo per osservare il semaforo. E notai subito che, al posto della classica luce rossa per lo stop dei veicoli, vi era un bellissimo cuore.

20190411_235602jpg

Trovai questo dettaglio meraviglioso!
Successivamente notammo che quasi tutti i semafori del centro pr
esentavano il cuore come simbolo di stop. 
Una vera chicca particolare, che mi divertì, e mi fece sorridere in maniera quasi infantile.

Il semaforo è uno di quegli oggetti che tutti abbiamo odiato o maledetto almeno una volta. Mentre siamo incolonnati lungo una strada affollata, nel traffico congestionato di metropoli frenetiche e stressanti. E con il verde che sembra ogni volta durare pochissimo, al contrario invece di quel rosso, infinito.
Suoniamo clacson, inveiamo contro automobilisti lenti e sbadati, o troppo maleducati, in perenne ritardo, ogni giorno.

Ebbene, forse la vista di un semplice cuore rosso non renderebbe quelle attese meno interminabili, ma vi assicuro che risulta molto piacevole, e fa sorridere. 
Sarebbe bello incontrare un cuore del genere anche nelle nostre grandi città.
E mag
ari fissarlo da dentro la macchina,  come in questa foto, che non è perfetta ma cattura bene il momento.
Dimenticandoci per un attimo dello stress e della fretta e sorridendo, anche solo per qualche secondo, invece di controllare pericolosamente i nostri cellulari.
In attesa che appaia al 
suo posto la tanto attesa luce verde.
  
Un semplice cuore rosso, un simbolo universale ed elementare. Ed un' idea potentissima e geniale, come solo le cose semplici e naturali sanno essere.

Ve l'avevo detto che sarebbe stata la giornata più romantica del nostro viaggio?
Dopo questo piccolo aneddoto direi che non ci sono più dubbi al riguardo.

Il resto della giornata fu caratterizzato da una piacevole pomeriggio alla guida, diretti verso l'Ovest dell'isola.

IMG_3074JPG

Sostammo parecchie volte in diversi punti panoramici strepitosi, per scattare foto, girare video o semplicemente rilassarci e godere di quei luoghi. 

IMG_3211JPG

Senza fretta, senza programmi, senza una vera e propria linea guida.
Avevamo soltanto l'indirizzo del nostro prossimo alloggio da raggiungere, l'Hvammstangi Hostel, a qualunque orario volessimo.

fullsizeoutput_2a4jpeg

Fu probabilmente il pomeriggio più semplice ma allo stesso tempo il più "islandese" di tutto il nostro viaggio.

fullsizeoutput_2a6jpeg

Bisogna a mio avviso concedersi queste pause quando si visita l'Islanda. In questo modo la si scopre e la si vive di più, senza alcun dubbio.

fullsizeoutput_2a1jpeg

Facemmo il
 pieno di paesaggi e di natura, e intorno alle 19 arrivammo a destinazione.
Hvammstangi è un piccolo villaggio posizionato all'interno del fiordo Miðfjörður, a circa 200 chilometri da Akureyri.

fullsizeoutput_2aajpeg

Un paesino un po' desolante e decisamente anonimo, fatto di poche case lungo un'unica strada principale, una piccola chiesetta, una scuola con annesso un giardinetto,  e un piccolo molo in riva al mare con un 
paio di ristorantini.  

fullsizeoutput_2abjpeg

Provai ad immaginare la giornata tipo di un abitante di quel luogo, sopratutto durante il periodo invernale. Sicuramente uno stile di vita estremamente distante dal nostro.

fullsizeoutput_2aejpeg

Dopo un rap
ido self check-in presso l'Hvammstangi Hostel, un ostello nuovo e pulitissimo, decidemmo di fare due passi prima di cena. 
Non c'era quasi nessuno in giro e, dopo una breve perlustrazione, decidemmo di spostarci in macchina verso il mare.
Erano circa le 21 e c'era ancora decisamente tanta luce, ma con una foschia che via via andava ad aumentare.
Vagando un po' a caso, trovammo un piccolo spiazzale sulla riva, con un tavolo e due panche di legno, la classica installazione da picnic.

fullsizeoutput_2b0jpeg

Ci sedemmo ad ammirare l' opaco paesaggio.
Anche se in totale assenza di vento, faceva freddino quella sera; tuttavia non avevamo ancora voglia di rientrare in ostello, e restammo seduti lì, a metabolizzare l'ennesima giornata incredibile trascorsa.
Bevemmo due dei nostri ormai mitici bicchierini di limoncello (leggi qui come abbiamo fatto procurarcelo), e tentammo una insperata quanto improbabile videochiamata con un nostro caro amico di Ancona, senza però riuscire nell'intento. 
Ma fu divertente vederci a scatti anche solo per qualche minuto. Lui in canotta, ad una festa in un lido della riviera romagnola; noi tutti bardati, con k-way e cappello, sperduti appena sotto il Circolo Polare Artico.

fullsizeoutput_2a7jpeg

E alla fine i bicchierini furono più di due, e la nostra domenica sera prima di ferragosto fu perfetta così.

Un'altra giornata ricca di emozioni era giunta al termine.
Ne avevamo davanti ancora un altro paio, dopodichè il nostro viaggio in quella terra magica sarebbe terminato. 
Ci attendeva ancora un territorio magnifico da esplorare : la penisola di Snaefellsnes.




- Il Mondo Attraverso -

IL MIO VIAGGIO IN ISLANDA - EPISODIO 9 : SU AL NORD!


11 Agosto 2018.


Quel mattino la nebbia fitta della notte precedente era finalmente sparita.

Ci eravamo lasciati alla spalle una giornata davvero intensa e impegnativa. Sia per i tanti chilometri percorsi, sia per le innumerevoli emozioni che ci aveva regalato, dalla felicità nell'ammirare scenari mozzafiato alla paura di rimanere fermi, con la macchina a secco di benzina, dispersi nel nulla (se ti sei perso l’episodio precedente clicca qui).

Ma faceva già parte del passato, sebbene indelebile, ed eravamo già pronti a ripartire.

In effetti la Litlabjarg Guesthouse, ovvero la fattoria dove pernottammo quella notte, è davvero carina. Nel nulla più assoluto, ma se cercate proprio questo tipo di ambientazione beh, allora è un alloggio perfetto a mio avviso.

Al nostro risveglio trovammo due dei sei cavalli della fattoria beatamente sdraiati proprio di fronte la porta di ingresso della nostra casetta, ben visibili dalla finestra cucina. E sullo sfondo immense distese di prati verdi, invisibili la sera prima per la troppa nebbia. Un luogo in cui la quiete regnava sovrana a ogni ora del giorno.

20180811_082818jpg

la vista dalla cucina della  Litlabjarg Guesthouse

Facemmo colazione con calma nella zona living dell’appartamento. Ormai il mio skyr fisso di prima mattina, lo yogurt tipico islandese, era diventato una sorta di ritual e non potevo più farne a meno. E poi un buon caffè, da bravi italiani, e toast con marmellata. Mentre per pranzo era già pronta l’insalata di riso cucinata la sera prima. Ormai eravamo super organizzati.

episodio 9PNG

il percorso di questa nuova giornata islandese,dalla Litlabjarg Guesthouse (A) fino ad Akureyri (E)

Dopo la colazione, salutammo la simpatica padrona di casa, e intorno alle 9.30 ci rimettemmo in cammino. E' vero, Più tardi del solito ma come ci disse proprio lei la sera prima “no check out time tomorrow, just relax”. Beh, non potemmo prendere alla lettera questa sua raccomandazione, ma diciamo che ci motivò a puntare la sveglia un’ora in avanti rispetto al solito.

fullsizeoutput_231jpeg

io e Manu durante una piccola sosta panoramica lungo la strada verso Dettifoss

fullsizeoutput_236jpeg

una insolita suggestiva installazione in un bellissimo punto panoramico lungo la ring road

La prima tappa di quella giornata era rappresentata da un altro grande simbolo dell’Islanda : la gigantesca cascata di Dettifoss, la più grande cascata d’Europa.

Vi ricordate tutte le altre splendide che avevamo incontrato i giorni prima? Ebbene, niente a che vedere con questa in quanto a dimensioni.

Dettifoss è davvero, davvero, davvero immensa.

fullsizeoutput_244jpeg

Più di Gullfoss e della stessa Skogafoss; ne ero consapevole, perché mi ero ovviamente documentato, ma credetemi averla di fronte fu quasi uno shock.

In realtà la cascata di Dettifoss non è l’unica presente nel grandioso canyon chiamato Jökulsárgljúfur.

Il fiume che lo attraversa, Jökulsá á Fjöllum, forma prima la cascata di Selfoss, poi Dettifoss appunto e infine Hafragilsfoss, prima di sfociare nella baia Öxarfjörður, nell'Islanda settentrionale (e vai!!! anche in questo articolo non ci siamo fatti mancare nomi impronunciabili!). 

Noi ci concentrammo per questione di tempo solo su Dettifoss.

fullsizeoutput_23cjpeg

Due sono le strade per poterla raggiungere, a seconda se si proviene da ovest (strada n.862) o da est (strada n.864). Scorrono parallele, alla sinistra e alla destra del canyon, collegando così la ring road alla strada n. 85, la quale percorre tutta la costa nord-est dell’Islanda fino ad arrivare a Husavik, uno dei centri abitati più importanti del nord dell’isola.

La cascata di Dettifoss si trova proprio nel ben mezzo del canyon, più o meno equidistante dalla ring road e dalla n.85 (vedi punto B nella mappa).

Per quanto queste due strade possano sembrare all’apparenza analoghe, sono in realtà molto diverse. Innanzitutto per quanto riguarda il manto stradale : la n.862 è asfaltata e quindi più comoda da percorrere, mentre la n.864 invece è di terra e piena di buche.

Tuttavia, mentre la prima conduce su uno spiazzale da dove è possibile ammirare la spettacolare cascata dall’alto, il sentiero sterrato, sebbene più complicato da percorrere, permette di arrivare proprio a due passi dal punto in cui il fiume precipita, creando un salto di circa 50 metri. Non particolarmente alto quindi ma con una potenza e una portata d’acqua che non ha eguali in Europa.

Prima di partire non ci eravamo informati a sufficienza sulle caratteristiche delle due strade. Avevamo semplicemente letto in maniera superficiale che la cascata era tranquillamente raggiungibile dalla ring road, e quindi impostammo il navigatore su Dettifoss senza badare tanto al percorso.

Di conseguenza, provenendo da est, secondo voi quale strada ci indicò di default il navigatore? Ma ovviamente la n.862, di terra e piena di buche! E fu subito l’ennesimo rally!

“Ma non si era letto che era vicina alla ring road sta cascata?” chiesi a Manu, mentre avevamo già iniziato a ballare stile tagadà (quelli della mia generazione si ricorderanno senz’altro questa giostra leggendaria!), dopo aver abbandonato la ring road da neanche un chilometro.

“Ehm si…ma in effetti non è lontana…sono solo 20 chilometri…di crateri si, ma son solo 20 chilometri…” fece Manu un po’ divertita, un po’ effettivamente preoccupata.

Di fatto anche quella mattina provammo quindi una sensazione di smarrimento, non dico ai livelli del giorno prima, ma quasi (leggi qui quando perdemmo letteralmente). Con la differenza che questa volta però avevamo quantomeno il serbatoio pieno di benzina, decisamente rassicurante.

In ogni caso procedevamo sempre a 20-30 km all’ora al massimo, e impiegammo circa un’ora quindi per raggiungere la cascata. Solo una volta giunti a destinazione, vedemmo sulla riva opposta un grande affollamento di gente che assediava un punto panoramico da dove ammirare il fiume, e venimmo a conoscenza dell’esistenza dei due percorsi.

L’errore di superficialità si rivelò però decisivo, e in positivo. Lasciata la macchina nel solito parcheggio alla fine della strada, dopo circa venti minuti buoni di cammino ci ritrovammo a pochissimi metri dalla cascata, e con noi pochissime altre persone temerarie, alcune arrivate lì in maniera consapevole, altre capitate probabilmente per caso come noi senza saperlo.

fullsizeoutput_23fjpeg

Sta di fatto che lo scenario in quel punto è incredibile, non avevo mai visto una cascata così grande e potente da cosi vicino.

Decidemmo che quello era il luogo e la vista ideali per il pranzo di quel giorno e, mentre Manu andò a recuperare il cibo in macchina, io mi piazzai con il mio cavalletto e mi misi a fare foto a ripetizione.

20180812_002246jpg

Altra mattinata serena e con poche nuvole, e si stava benissimo. Ci saranno stati non meno di 16 gradi, ma sotto Sole i percepiti anche molti di più.

Una goduria.

fullsizeoutput_246jpeg

Sostammo un’ora buona, con il nostro pranzetto apparecchiato su una roccia a due passi bordi dal precipizio, e anche il cicchettino di limoncello non potè mancare (leggi qui come abbiamo fatto a procurarci del limoncello in Islanda). 

Ormai eravamo in giro a zonzo per l’Islanda da quasi una settimana, ma erano stati sei giorni cosi intensi che mi sembrava di essere sull’isola da molto più tempo; sempre più a mio agio.

In completa simbiosi con il luoghi, le luci, i colori, con sempre meno timori e preoccupazioni, e con una sensazione di libertà crescente giorno dopo giorno. 

Come si fa a non voler vivere esperienze del genere? Non lo capirò mai.

Dopo pranzo percorremmo il percorso a ritroso fatto all’andata, l’ormai mitica strada in terra n.862, per riimmetterci sulla ring road intorno alle due di pomeriggio.

La nostra tappa successiva fu il lago Myvatn.

E’ uno dei laghi più grandi e noti d’Islanda, circondato da maestose formazioni vulcaniche, grotte, fumarole, piccoli crateri, sorgenti di acqua calda, e il famoso vulcano Krafla.

Qui le possibilità sono tantissime. Si può davvero vagare in questo territorio vulcanico in lungo e in largo, tutto da esplorare, e meriterebbe davvero più di un giorno di sosta.

fullsizeoutput_257jpeg

Noi purtroppo avevamo solo qualche ora a nostra disposizione, giusto il tempo di ammirare il paesaggio durante il tragitto, e fermarci a fare delle foto al lago lungo la strada, in qualche spiazzale o punto panoramico.

fullsizeoutput_26ajpeg

E questo perché avevamo deciso che quel pomeriggio lo avremmo trascorso all’insegna del puro relax. Dopo una settimana di tour e trekking ne sentivamo davvero il bisogno.

Decidemmo di recarci presso le Myvatn Nature Baths

Sono le terme più famose della regione, dove è possibile immergersi in due grandi piscine naturali di acqua calda, ricca di silice, e ammirare un panorama bellissimo sul lago Myvatn, comodamente in ammollo, magari sorseggiando una birretta.

fullsizeoutput_25ajpeg

Lo so lo so, avremmo potuto fare innumerevoli altri giri, esperienze tra i crateri e altre escursioni mozzafiato. Ma credetemi che durante un tour in Islanda, qualche ora di relax in una pozza di acqua calda geotermale va fatta, ci ha rigenerati tantissimo e ve la consiglio fortemente.

20180811_155425jpg

Inoltre le Myvatn Nature Baths a mio avviso rappresentano una validissima alternativa alla ben più nota, affollata e cara Blue Lagoon, che si trova non lontano dalla capitale Reyjkavik.

Pagammo 38 euro a testa come biglietto giornaliero, paragonabile a un biglietto di tante altre Spa in Italia, a differenza della Blue Lagoon, il cui ticket di ingresso costa circa il doppio ed è decisamente più affollata, specialmente in Agosto.

Ma la cosa davvero singolare fu che quel giorno la temperatura esterna dell’aria arrivò a sfiorare addirittura i 24 °C, il valore più alto raggiunto durante tutto il nostro viaggio.

fullsizeoutput_24ajpeg

Per cui, intorno alle tre di pomeriggio, fu stranissimo uscire in costume dagli spogliatoi direttamente all’aperto e non avvertire minimamente freddo.

fullsizeoutput_286jpeg

Il famoso effetto benefico caldo-freddo, che solitamente si prova in questi contesti, quel pomeriggio fu non pervenuto, a differenza di quando ci immergemmo nel fiume di acqua calda qualche giorno prima a Landmannalaugar (leggi l’articolo relativo qui).

Ma fu fantastico ugualmente! Ci godemmo proprio tre ore di assoluto relax, e la scelta di fermarci si rivelò più che azzeccata.

Verso le sei di pomeriggio la temperatura tornò a valori diciamo “normali”, e si creò un atmosfera da favola. 

Ci concedemmo un piccolo aperitivo sulla terrazza nel bar delle terme, con i primi accenni di pennellate rosse e arancioni lungo l’orizzonte, preludio di un tramonto da sogno.

fullsizeoutput_260jpeg

Purtroppo però il nostro tempo in ammollo stava per scadere. Per quel tramonto, che da lì a breve sarebbe arrivato e che si preannunciava coloratissimo, avevamo in mente un'altra location assolutamente straordinaria : Godafoss, la cascata degli Dei.

Niente strade di terra, niente buche, niente smarrimenti questa volta. Raggiungemmo comodamente la cascata nel giro di un’oretta, verso le 19.30, perché molto vicina alla ring road.

fullsizeoutput_258jpeg

in viaggio verso Godafoss

A mio parere Godafoss è la cascata più bella ed emozionante di tutte quelle che ho ammirato in Islanda. Complice probabilmente un bellissimo tramonto di sottofondo, e il numero esiguo di turisti in quel momento.

fullsizeoutput_268jpeg

Godafoss, la cascata degli Dei

Ma credo che l’avrei apprezzata ugualmente allo stesso modo con qualunque altra condizione climatica. 

E' un luogo carico di enfasi e ricco di leggende, e ti ipnotizza letteralmente.

Si sviluppa soprattutto in larghezza che in altezza, ed al primo colpo d’occhio appare ampia e potente, ma allo stesso tempo sfuggente e delicata.

Ha una forma cosi sinuosa e piacevole che sembra avvolgerti da qualunque punto la osservi, come a volerti rendere partecipe dello spettacolo, e non solo un semplice spettatore. 

Ti coinvolge.

fullsizeoutput_264jpeg

Trovai un punto su uno sperone di roccia abbastanza vicino alla cascata, da dove potei ammirarla bene di fronte a me.

fullsizeoutput_272jpeg

E mi sentii accolto da lei. Uno dei ricordi più belli e sereni.

fullsizeoutput_270jpeg

La giornata, rilassante e rigenerante si concluse con il nostro arrivo intorno alle 21 a Akureyri, la seconda città più grande d’Islanda e centro principale del nord dell’isola, che sorge sull'omonimo fiordo.

Ci accolse Lena, una simpatica signora islandese in un villino di proprietà della sua amica Gudrun, in quei giorni assente, in una zona residenziale della città, su una piccola collinetta da dove si può ammirare splendidamente il fiordo.

La casetta era molto carina e in stile vintage, con un bellissimo salone con sedie e soprammobili d’epoca, e una bellissima libreria in legno (vedi qui l’annuncio su airbnb).

La nostra camera era stata fino a pochi anni prima la stanza da letto delle figlie di Gudrun, e sulle pareti vi erano diverse foto appese delle ragazze, e tanti piccoli oggetti e soprammobili sparsi qua di vita vissuta, medaglie, libri scolastici, poster, souvenirs di viaggio. 

Una famiglia davvero bella e serena, e mi sentii immediatamente accolto da tutti loro, anche senza averli conosciuti di persona.

Lena poi fu molto gentile e disponibile in tutto, e dopo una cena a base di riso al curry, verdure e frutta ci rilassammo in salone a chiacchierare e a rivedere le foto scattate durante la giornata.

Tra una chiacchiera e una risata si fece velocemente mezzanotte, e notammo dalla finestra della sala che il buio tardava davvero ad arrivare quella sera, più del solito.

Il motivo è presto detto : eravamo a nord. Il pernottamento più a nord di tutto il nostro viaggio, e di conseguenza la notte era ancora più corta.

Preso dalla curiosità, mi affacciai sul pianerottolo esterno del nostro appartamento, posto al primo piano di un villino di tre piani, su di una strada poco trafficata e a quell’ora deserta.

Era mezzanotte in punto, ma era come se il tempo si fosse fermato al tramonto.

fullsizeoutput_274jpeg

la vista dal terrazzino del nostro appartamento sul fiordo di Akureyri, a mezzanotte

Insieme a me un cielo colorato, aria fresca e pulita e un rigenerante silenzio.

Assoluti protagonisti di un caleidoscopico spettacolo che non dimenticherò mai.





- Il Mondo Attraverso -