UN WEEK END A...CRACOVIA
...CON MAMMA E PAPA'!

Per questo viaggio ho deciso di organizzare un week end a sorpresa per i miei genitori, un regalo fortemente voluto da tanto tempo e che non ero mai riuscito a realizzare.

Fu bellissimo vederli sorpresi ed emozionati alla consegna dei biglietti aerei durante il pranzo domenicale di Pasqua, e ancora di più nei giorni appena precedenti la partenza. Non sono molto abituati a viaggiare all’estero (terzo viaggio in tutto dopo Parigi e Barcellona) ed è stato bello anche per questo. La loro ingenua inesperienza anche per le cose che per noi viaggiatori incalliti possono sembrare le più banali, quali il check in aeroporto, la scarsa padronanza dell’inglese, cosa mettere in valigia per tre giorni, la tipica frase ripetuta mille volte “ah ma quindi non posso portare neanche una bottiglietta d’acqua in aereo?” e tanto altro, ha reso il tutto gioioso per non dire esilarante e a tratti tragicomico!

Ma procediamo per ordine.

Date le mie solite ferie nel mese di Agosto, decisi di prenotare per il primo week end del mese, da venerdi a lunedi, dopo aver scoperto che una famosissima compagnia low cost irlandese aveva appena inaugurato da Marzo 2017 la tratta Pescara-Cracovia. I miei abitano a 10 minuti di macchina dall’aeroporto di Pescara. Perfetto.

Se poi aggiungiamo la partenza venerdì alle ore 15 e rientro lunedi alle ore 18, direi perfettissimo e comodissimo. Non avrei gradito per loro alzatacce alle 4 del mattino piuttosto che un rientro alle 2 di notte, sebbene siano dei tipi molto mattutini e dinamici. Ad ogni modo era un viaggio ideale.

Anche la meta si rivelò subito molto azzeccata, per tutti e tre. In primis per mia madre, religiosa e praticante : visitare i luoghi tanto cari a Papa Giovanni Paolo II per lei fu davvero bello e totalizzante, da far invidiare tutte le sue amiche del coro della parrocchia :D.


GIORNO 1 - 04/08/2017 - Piazza del Mercato e centro storico.

Partiti comodamente dall’aeroporto di Pescara venerdi 4 Agosto 2017, arrivammo a Cracovia in aeroporto in perfetto orario, alle 16 ora locale. Ad accoglierci c’era subito un dipendente del nostro hotel, il Residence9 (http://www.residence9.pl), che ci ha portati direttamente in albergo. Potevamo prendere un mezzo pubblico locale, ci sono diverse soluzioni davvero molto economiche, ma volevo che questi tre giorni fossero i più comodi possibili per i miei genitori, anche a costo di spendere un pochettino di più. E comunque non spendemmo eccessivamente, considerando che per una navetta privata pagammo 15 euro in totale dall’ Aeroporto di Cracovia in centro.



L’ hotel è in posizione centralissima, in una delle vie principali che confluiscono nella famosissima piazza di Cracovia, a meno di 100 metri di distanza, ed è un albergo nuovo, a gestione famigliare, con camere comode spaziose, pulitissime e con bagno privato, il tutto arricchito da una ottima colazione buona. Spendemmo sui 40 euro a persona a notte (una camera matrimoniale e una camera singola) proprio per il discorso fatto in precedenza sulla comodità, ma assicuro che si trovano soluzioni molto più economiche e altrettanto dignitose, in particolare tanti appartamenti in centro a prezzi davvero super (ne avevo trovato uno fighissimo a 40 euro al giorno per l’intero alloggio!)

la sala per la colazione del nostro hotel Residence9


Dopo il check in, ci catapultammo subito nella adiacente Piazza del Mercato, il centro nevralgico della città, patrimonio dell’Unesco e piazza medioevale più grande d’Europa. La sua vista lascia senza fiato, impossibile immortalarla tutta con il cellulare in un unico scatto (all’epoca non ero ancora dotato di reflex) data la sua vastità. Consiglio di soffermarsi parecchio ad ammirarla e a scoprire ogni suo piccolo angolo e dettaglio.

Piazza del Mercato


In essa spicca senza dubbio la basilica di Santa Maria, al cui interno quel pomeriggio per combinazione stavano celebrando un matrimonio. 

La navata centrale con tutte le sue luci e i suoi colori, ti rapisce. 

Sapevo della bellezza della piazza, meno della sua basilica e mi ha emozionato sorprendentemente.

La Basilica di Santa Maria


Cenammo in uno dei tantissimi ristorantini li in piazza. Non si rivelò una scelta felicissima, trattandosi di locali estremamente turistici, ma eravamo affamati e si era fatta nel frattempo ora di cena.

La location però era stupenda, proprio nel bel mezzo della piazza. Assaggiammo i famosi pierogi (una sorta di ravioli ripieni, consiglio quelli di verdura invece che quelli con la carne), e i bigos (che ho preferito ai pierogi), piatto tipico dell’Europa dell’est a base di crauti e altre verdure.


Ricordo un clima particolamente bello : 22 gradi di sera con scarsa umidità, indossavo una camicia a maniche lunghe estiva e c’èra un leggero venticello piacevolissimo. Una serata bellissima. La piazza poi di sera in estate assume un’atmosfera ancora più magica, come tutte le piazze medioevali. Ma questa ha un fascino in più, indiscutibilmente.

Decidemmo di fare due passi per digerire e ci accorgemmo che anche allontanandosi dalla piazza ci si imbatte a prima vista subito in un centro storico notevolissimo, ricco di chiese, viuzze, negozietti storici, tutto meravigliosamente ordinato, pulito e ben tenuto.


Terminato il giretto andammo dritti in hotel e a nanna presto. L’indomani ci attendeva un giornata molto intensa, fisicamente ma soprattutto emotivamente : la visita ai campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau.


GIORNO 2 - 05/08/2017 - CAMPI DI CONCENTRAMENTO DI AUSCHWITZ-BIRKENAU, MUSEO NAZIONALE DI CRACOVIA, DAMA CON L’ERMELLINO.

Sveglia di buon mattino, intorno alle ore 8. I miei anche prima, da bravi mattutini quali sono. Io confesso che un’oretta in più di sonno me la sarei fatta volentieri, ma dopo un discreto cappuccino e una deliziosa scorpacciata dolce e salata durante la colazione in hotel mi attivai subito, focalizzato sulla giornata.

L’appuntamento era alle ore 9 proprio di fronte l’ ingresso del nostro hotel. Guido, il nostro autista napoletano, arrivò puntualissimo col suo minibus da 10 posti dove erano già presenti altre persone. Ci salutò calorosamente da buon partenopeo e ci fece accomodare. Il tempo di percorrenza per raggiungere Auschwitz da Cracovia è di circa un’oretta, durante la quale Guido ci illustrò a grandi linee come sarebbe stata organizzata la giornata, che prevedeva subito la visita con guida in italiano di Auschwitz e successivamente del vicino campo di Birkenau, pranzo al sacco e rientro a Cracovia intorno alle ore 16 (consiglio a tutti vivamente di visitare il sito http://auschwitz.org/en/more/italian/ per pianificare la propria visita).

Difficile poi aggiungere altro durante il tragitto.

Ognuno di noi su quel bus sapeva benissimo dove fossimo diretti, meno bene cosa avremmo provato una volta li. O almeno io, e credo anche i miei.

Lo si può provare ad immaginare, ma, credetemi, non sarai mai come una volta li.

Ansia, pena, angoscia, sofferenza, dolore, afflizione, inquietudine, tormento. Nessuna di queste parole può correttamente provare a descrivere il turbinio di stati d’animo che questi luoghi ti scaturiscono dentro. Forse a mio parere le due che più si avvicinano sono inquietudine e angoscia. Ti chiedi “sono qui, e adesso? Era il caso di venire? Perché sono qui, dove devo andare? Come spostarmi? Come devo comportarmi? Sono turbato, era meglio non venire, chissà in quella stanza, chissà d’inverno…chissà…che strazio…”

Ti sembra in ogni istante di sentire ancora gli odori… le urla, i lamenti, tutto che riecheggia in un silenzio assordante.

Io personalmente uscii dalla visita tormentato. Perché molto spesso ci dimentichiamo di tutto quello successo qui, e continuiamo a commettere nel mondo crimini contro l’umanità abominevoli? Se ne parla ma non sempre abbastanza, e questo mi ha sempre fatto riflettere molto, immaginate durante il corso di questa giornata.

I campi di concentramento di Auschwitz a Birkenau sono stati fino ad oggi gli unici due luoghi al mondo dove sono riuscito a scattare a mala pena una foto. Ero totalmente inerme e in balia dei luoghi che mi sono lasciato trascinare da tutto questo, pieno di tormento appunto e di rispetto verso quello che è stato e quello che rappresenta.


Solo dopo, a mente fredda, credo di aver capito quanto sia importante recarsi almeno una volta nella vita qui, nonostante tutto. E’ estremamente importante, per mille motivi. Tutti abbiamo il diritto e il dovere di confrontarci con questi luoghi e provare a capire, a commuoverci, a viverli anche solo per un secondo. Difficile aggiungere altro.


Tornati a Cracovia intorno alle 15 e riposato un’oretta in hotel, ci recammo a piedi presso il Museo Nazionale di Cracovia (www.muzeum.krakow.pl), dove si trova il celebre dipinto di Leonardo da Vinci  “Dama con l’Ermellino”.

Ebbene : il quadro era posizionato al centro di una stanza completamente vuota e adornato da delle tende rosse ai suoi lati. E particolare ancora più singolare, non c’era nessuno a parte noi! Sorpreso dalla location e dalla situazione, mi soffermai diversi minuti di fronte al capolavoro. Un vero capolavoro, non c’è che dire.


Terminata questa breve visita decidemmo di trascorrere il resto del pomeriggio passeggiando in centro tra le vie, comprando qualche souvenirs per gli amici e per gli altri della famiglia. Fu un altro pomeriggio di sole piacevole, una vera goduria. Comprai un ciondolo di ambra, che è una pietra molto diffusa in Polonia, a forma di “S”, e due draghetti di peluche per i miei nipotini (il drago è un simbolo della città, ma ve ne parlerò più avanti), e la mia solita calamita da attaccare al frigo.


Soddisfatti, si era nel frattempo fatta ora di cena, e ci recammo presso un ristorante che ci aveva consigliato Guido, Pod Wawelem (http://podwawelem.eu). Si trova proprio ai piedi del castello di Wawel.

Un locale abbastanza turistico ma tipico e adatto alle famiglie, caratterizzato da un ambiente piuttosto gioioso e conviviale. Prezzi bassi e piatti prevalentemente tipici polacchi, consiglio fortemente le zuppe e gli arrosti di carne. Ricordo uno spiedone di mezzo metro presentato su un tagliere di legno con tanto di fiamma sotto, molto scenografico, e credo anche buono visto che tornammo poi altre due volte senza mai riuscire ad ordinarlo perché terminato! Uff!

Ristorante Pod Wawelem


GIORNO 3 06/08/2017. MINIERA DI SALE DI WIELICZKA, SANTUARIO DELLA DIVINA MISERICORDIA.

Domenica 6 Agosto fu la giornata dedicata alla visita della meravigliosa miniera di sale di Wieliczka, una località a pochi chilometri da Cracovia. Si raggiunge facilmente con i mezzi pubblici; noi anche questa volta preferimmo la comodità e ci facemmo accompagnare dal nostro ormai traghettatore di fiducia Guido. Il sito mette a disposizione diverse visite guidate durante la giornata in varie lingue, quelle in italiano erano tre. Noi partecipammo a quella delle ore 12, ma gli orari sono spesso soggetti a variazioni. 

Pertanto consiglio di controllare ed eventualmente prenotare sul sito ufficiale https://www.minieradisalewieliczka.it/ .


Che dire : miniera meravigliosa! Intanto è decisamente enorme, raggiunge una profondità di 327 metri e presenta gallerie e cunicoli per un’estensione totale di 287 km! Di queste solo 3,7 km sono visitabili dai turisti, ovvero meno dell’1%. Ora chiusa, fu funzionante fino al 1996 e fino a qualche decennio fa venivano ancora utilizzati muli per caricare il materiale e trasportarlo in superficie. La storia e le origini sono molto affascinanti, così come il percorso visitabile che si snoda al suo interno, cosparso di stanze decorate, laghi sotterranei, statue di figure storiche e religiose, tutte scolpite dai minatori direttamente nel sale.


L’ apice massimo lo si raggiunge con la cappella di Santa Kinga, santa patrona dei minatori. E’ ubicata a 101 metri di profondità ed è costituita solo di sale e roccia.

Io mi aspettavo un luogo scuro e tenebroso, invece la cappella, lunga 54 metri, larga 18 e alta 12, è splendente, illuminata da sontuosi candelabri fatti anch’essi di cristalli di sale. Sono presenti al suo interno le reliquie della santa, immagini, bassorilievi, e si può ammirare il tutto mentre si calpesta un pavimento brillante completamente fatto di sale. Spesso sede di numerose celebrazioni liturgiche, (matrimoni da favola in primis), la cappella di Santa Kinga e in generale la miniera è un luogo unico al mondo, da non perdere assolutamente.


Terminata la visita durata circa due ore e pranzato rapidamente nel bar/ristorante sito all ’interno della cava, tornammo in città per poi dirigerci verso il Santuario della Divina Misericordia di Santa Faustina Kowalska, meta tanto attesa per mamma.

Io, confesso, ignoravo questa santa e ancor più l’esistenza di questo santuario, un luogo che risulta sicuramente molto meno noto e gettonato rispetto ai precedenti visitati, ma che per i credenti rappresenta una tappa quasi obbligata. Non dimentichiamo che Cracovia è, tra le altre cose, città di Karol Woytyla, vescovo della città prima di diventare papa con il nome di Giovanni Paolo II, che non ha bisogno di presentazioni. Fu un uomo molto fedele alla Kowalska, tano che la proclamò santa nel 2000.

Durante la visita ebbi modo di documentarmi sulla storia di questa santa : una vita molto mistica, costellata da visioni, rivelazioni, stimmate, un legame sprituale con la vita e la religione, capostipite della Divina Misericordia. Non mi dilungo nei dettagli perché non credo di esserne preparato a sufficienza, quello che però posso dire è che questa misticità la si percepisce. Appena arrivato nel santuario provai una sola e semplice sensazione : serenità. Malgrado il tempo un po’ uggioso, e con una pioggerella minacciosa che andava e veniva. Tranquillità e pace. Difficile binomio oggigiorno. Li era evidente e lampante. Così come era evidente la contentezza di mia madre, e di riflesso la mia, per averla portata li.  (https://www.sanktuarium.faustyna.pl).

Bello.


In serata cena di nuovo nel nostro localino di fiducia, confesso un po’ per pigrizia e comodità, un po’ perché era piaciuto a mamma e papà ed eravamo troppo stanchi per metterci a cercarne un altro. Come già detto, niente spiedone ahimè ma in compenso un orchestrina polacca un po’ discutibile ma divertente ci rallegrò durante il pasto. Quasi dimenticavo : se andate non dimenticate di assaggiare la loro birra artigianale, è davvero super!


GIORNO 4 - 07/08/2017 - CASTELLO DI WAWEL E QUARTIERE EBRAICO.

Il week end era ormai ahimè giunto al suo ultimo giorno, ma avevamo ancora due tappe importanti : il castello di Wawel e il quartiere ebraico.

Decidemmo di recarci subito al primo, una fortezza gotica arroccata sulla collina omonima, situata proprio alle porte del centro storico della città, nella parte sud. Fu dapprima residenza dei re della Polonia, ma con il trasferimento della capitale a Varsavia, il castello fu abbandonato e subì diversi saccheggi nel corso della sua storia, diventando un punto di difesa della Polonia occupata durante la Seconda Guerra con la costruzione di ampie mura difensive. Dopo imponenti lavori di ricostruzione e di restauro, è attualmente uno dei luoghi più visitati della Polonia.


Al suo interno meritano attenzione sicuramente la cattedrale, con annesso museo della Cattedrale “Giovanni Paolo II”, il Palazzo Reale e la particolare Caverna del Drago.

Vi avevo già accennato come il Drago sia uno dei simboli della città. Secondo la leggenda, questa caverna fu il luogo dove visse il Drago di Wawel, che terrorizzava gli abitanti della città, divorando loro e il loro bestiame. Nessun cavaliere riuscì a batterlo, mentre l’impresa fu compiuta da un umile calzolaio di nome Skuba, utilizzando uno stratagemma; pose dinnanzi alla grotta una pecora riempita di zolfo che fu ben presto divorata dal drago. Ben presto lo zolfo provocò un forte bruciore allo stomaco e alla gola del mostro, che in preda a d una sete irrefrenabile cominciò a bere l’acqua della Vistola, il fiume che attraversa la città, senza più riuscire a smettere, fin a quando non esplose.

La grotta presenta un tunnel lungo 270 metri e arriva fino alla riva del fiume, dove si può ammirare una scultura che simboleggia il drago stesso.


I prezzi, gli orari e le tipologie di biglietto per la visita al complesso di Wawel variano a seconda dei giorni e del periodo dell’anno. Per motivi di conservazione ci sono limiti giornalieri al numero di visitatori, i biglietti possono quindi esaurirsi prima della fine della giornata. Allo stesso modo è possibile visitare gratuitamente una parte del castello ogni lunedì da Aprile ad Ottobre dalle 9.30 alle 13 e ogni domenica da Novembre a Marzo dalle 10 alle 16.

Tutti le info le trovate nel sito : https://www.wawel.krakow.pl/en/index.php?op=40#tickets .

In generale io consiglio di prenotare i biglietti per tempo, o comunque di recarsi al castello di buon mattino come abbiamo fatto noi, onde evitare possibili lunghe code o chiusure, perché merita assolutamente almeno una mezza giornata.


Terminata la nostra visita del castello in tarda mattinata, ci recammo nel vicino quartiere ebraico Kazimierz, decisamente diverso dal centro storico, ma non per questo meno caratteristico. Complice anche un clima non particolarmente soleggiato, caratterizzato da una pioggerellina fastidiosa che andava e veniva e da 16 gradi di temperatura, ci limitammo ad una semplice passeggiata tra i palazzi e le architetture della zona. Oggi sono rimaste solo le antiche sinagoghe, gli edifici storici, qualche bottega e alcuni ristoranti kasher, per il resto la popolazione che risiede nel quartiere è in prevalenza cattolica. Ciononostante ritengo che non dedicare qualche ora a questo angolo di storia della città significa perdersi un aspetto di Cracovia importante, forse meno turistico ma senza dubbio di valore storico e spirituale.


Diverse sono le sinagoghe che incontrammo durante la nostra passeggiata, quella che mi colpi di più fu senza dubbio la Sinagoga Vecchia (Stara), la più antica di Cracovia, ricostruita dopo un incendio nel 1557 ed è una delle pochissime ad esser aperte al pubblico, il cui ingresso è gratuito il lunedi, combinazione proprio il giorno in cui andammo noi. E’ presente al suo interno un museo al pianterreno, con il vestibolo e la sala delle preghiere con al centro una bellissima bimah a forma di baldacchino in ferro battuto.

Non essendo molto preparato sulla cultura ebraica e sprovvisto di guida cartacea ammetto di non essere riuscito ad apprezzare in pieno il valore del luogo, che ho approfondito successivamente, apprezzando ogni suo piccolo particolare, come per esempio la leggenda che vuole i candelabri della sinagoga ricavati dalla fusione delle spade del re Casimiro il Grande, da cui deriva il nome del quartiere. Quest'ultimo in origine era una vera e propria città, attigua a Cracovia, prima di cadere in disgrazia ed essere assorbita da quest’ultima intorno alla fine dell’ Ottocento.

Molto interessanti sono anche la Sinagoga Nuova, molto piccola ma suggestiva di cui però è rimasto molto poco dell’originale, e il vecchio cimitero, uno dei più antichi dell’intera Polonia, fortemente profanato dai nazisti durante la seconda Guerra Mondiale, ma che oggi, dopo diversi decenni di lavori e di recuperi architettonici e archeologici, rappresenta il cimitero ebraico meglio conservato d’Europa.


 Molto suggestivo è il muro che circonda il cimitero, in cui i frammenti delle lapidi compongo un originale mosaico. Viene chiamato il Muro del Pianto, in analogia con il più famoso monumento di Gerusalemme, a testimonianza della distrutta santità degli ebrei di Cracovia.

Prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale la popolazione ebraica contava 65.000 unità, nel 1945 ne rimasero 6.000. Oggi si contano solo qualche centinaio di ebrei in città, che frequentano prevalentemente una delle poche sinagoghe in attività, quella di Remu.


Terminata la passeggiata nel quartiere, si era fatta ora di pranzo. Ci riempimmo gli stomaci con una buonissima zuppa calda nel nostro ormai locale di fiducia Pod Wawelem, prima di recuperare i bagagli in hotel e recarci in aeroporto per il nostro volo diretto a Pescara, previsto intorno alle 16.

Stanchi ma contenti.

E' stato un week end bello sotto diversi punti di vista : condiviso con i miei genitori, in una città ricca di storia, e circondata da luoghi dal valore inestimabile. Un viaggio che consiglio a tutti.



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